L’EUROPA CHIEDE CHE LE PIATTAFORME DIGITALI SIANO MESSE SOTTO LA LENTE DEL FISCO

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La digitalizzazione dell’economia apre la porta a nuove attività economiche transfrontaliere e presenta nuove sfide per le amministrazioni fiscali che ad oggi hanno dovuto fare i conti con un accesso limitato alle informazioni a livello nazionale. Nel luglio 2020 la Commissione europea ha proposto di incentivare una maggiore cooperazione amministrativa allo scopo di sviluppare lo scambio automatico di dati per ottenere informazioni chiare e certificate dagli operatori delle piattaforme digitali. Con un obiettivo ben chiaro. Scoraggiare in questo modo l’evasione fiscale e garantire che i venditori sulle piattaforme digitali paghino la loro giusta quota di tasse.

Le norme sullo scambio di informazioni fiscali nell’UE si sono evolute nel corso degli anni, ma nel 2019, l’applicazione della Direttiva del Consiglio 2011/16 / UE, ha rivelato che dovevano essere migliorate, così come le norme sulla cooperazione amministrativa. Inoltre, alcune misure, come l’attuazione di controlli simultanei e lo scambio di autorizzazioni tra funzionari di Stati membri durante le indagini che prima erano misure non applicabili a causa dell’assenza di una base giuridica nelle legislazioni nazionali degli Stati membri, ora sono divenute un must.

Le sfide poste dall’economia digitale e la difficoltà di rintracciare e identificare le transazioni online tassabili erano tra gli altri altrettanti motivi validi per aggiornare la direttiva

Quindi ora rendere obbligatoria la rendicontazione dei redditi conseguiti tramite piattaforme digitali e lo scambio di tali informazioni per aiutare gli Stati membri a ricevere una serie di dati più completa allo scopo di raccogliere dati sulle entrate fiscali in modo più efficiente, è il prossimo obiettivo che si è posta l’Europa.

 Tra l’altro cosa altrettanto indispensabile sarebbe l’introduzione di regole comuni di rendicontazione per ridurre le disuguaglianze rispetto alla trasparenza sul reddito guadagnato da ognuno degli operatori che lavorano con le piattaforme digitali e quelli che non lo fanno

Attualmente, gli Stati membri hanno urgente bisogno di ampie entrate fiscali per mitigare gli impatti economici e sociali della pandemia di coronavirus. Pertanto, controllare che tutti paghino la loro giusta quota di tasse e rispettino le regole è un obiettivo fondamentale. 

Il 15 luglio 2020 la Commissione ha adottato un provvedimento volto a garantire un funzionamento congruente ed equo del mercato interno e preservare le entrate fiscali degli Stati membri dell’UE. Il pacchetto prevede una serie di iniziative per una fiscalità equa. Quando i venditori non comunicano il reddito che hanno guadagnato in cambio della fornitura di servizi o della vendita di beni sulle piattaforme digitali, questo non solo erode le entrate fiscali degli Stati membri, ma fornisce anche a questi venditori un ingiusto vantaggio rispetto a chi non opera su piattaforme digitali. Ottenere una tassazione equa sarebbe impossibile senza colmare questa lacuna normativa. La Direttiva 2011/16 / UE del 15 febbraio 2011 sulla cooperazione amministrativa nel settore fiscale stabilisce un approccio comune alla mutua assistenza e uno scambio automatico di informazioni nel campo della fiscalità diretta. La direttiva che disciplina le procedure relative allo scambio di informazioni fiscali prevedibilmente rilevanti tra le amministrazioni degli Stati membri e altre autorità competenti, ha segnato l’inizio di una cooperazione amministrativa tra le autorità fiscali dell’UE che prevede anche lo scambio di informazioni su dato commerciali. Dalla sua adozione nel 2011, la direttiva è stata modificata più volte ma ora occorre fare un grande passo affinché lo scambio di informazioni sui conti finanziari tra Stati membri diventi una realtà.

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