VACCINI LA COMMISSIONE EU SI SCHIERA CONTRO LA DISINFORMAZIONE. MA C’È UNA STRADA MAESTRA

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di Patrizia Vassallo

L’arrivo dei vaccini Covid-19 ha segnato una svolta nella lotta alla pandemia senza precedenti. Per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la vaccinazione riguarda l’auto protezione e la solidarietà. Per molte persone si tratta anche di fiducia. Alcuni esitano a farsi vaccinare, mentre altri sono contrari per principio. Secondo le stime, è necessaria una copertura almeno dal 60% al 75% per stabilire l’immunità della popolazione attraverso la vaccinazione. I sondaggi mostrano che un numero considerevole di persone nell’UE è titubante – o addirittura contrario – alla vaccinazione in generale. Per quanto riguarda la vaccinazione contro il Covid-19, i sondaggi suggeriscono che gli europei sono tra i più scettici al mondo

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’esitazione nei confronti del vaccino è complessa e varia nel tempo, nel luogo e nel vaccino. La scienza ha identificato diversi fattori comportamentali alla base del mood positivo o negativo nei confronti del vaccino. Per esempio lo scetticismo può anche essere collegato alla fiducia nel governo oppure associato a determinate mentalità politiche. Molti commentatori concordano sul fatto che la comunicazione del vaccino Covid-19 è uno sforzo collettivo che dovrebbe idealmente coinvolgere attori istituzionali, quali professionisti sanitari, scienziati, giornalisti e persone con una posizione di utilità per così dire diretta nelle comunità. E il buon fine sarebbe quello di interagire con un pubblico più ampio, in particolare con i gruppi che hanno un basso livello di fiducia negli scienziati e sono meno favorevoli ai vaccini, coinvolgendo anche leader politici e comunitari nelle strategie di comunicazione. Le conclusioni del Consiglio europeo di dicembre 2020 hanno sottolineato l’importanza di fornire informazioni fattuali chiare sui vaccini Covid-19 e contrastare la disinformazione.

E questo è il motivo per cui la Commissione europea di comune accordo con il Parlamento europeo ha in programma di lanciare una campagna di comunicazione sui vaccini in due fasi allo scopo di integrare gli sforzi degli Stati membri. Il Parlamento europeo ha insistito sulla necessità di contrastare la diffusione di informazioni inaffidabili, fuorvianti e non scientifiche sulla vaccinazione e i membri hanno ripetutamente chiesto maggiore trasparenza sugli accordi di acquisto anticipato dell’UE con gli sviluppatori di vaccini. 

La Commissione Europea ha autorizzato i primi vaccini per prevenire il COVID-19 nell’Unione Europea (UE), a seguito della valutazione dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA). L’EMA è in stretto collegamento con gli sviluppatori di altri potenziali vaccini COVID-19, mobilitando le proprie risorse e collaborando con i partner normativi, per garantire che vaccini sicuri ed efficaci raggiungano i pazienti il ​​prima possibile.

in tutta l’Unione Europea, la vaccinazione contro COVID-19 è iniziata lo scorso 27 dicembre. L’unica cosa certa è che la nostra via d’uscita duratura dalla pandemia è quella di trovare un vaccino che ci garantisca un’immunità individuale. La Commissione ha finora concesso 3 autorizzazioni all’immissione in commercio condizionate per i vaccini sviluppati da BioNTech e Pfizer , Moderna (27 dicembre 2020) e AstraZeneca (29 gennaio 2021) seguite dalla valutazione positiva dell’EMA sulla loro sicurezza ed efficacia.

Ma quanto mi costi?

La Commissione europea ha negoziato intensamente per costruire un portafoglio diversificato di vaccini per i cittadini dell’UE a prezzi equi. Sono stati conclusi contratti con 6 promettenti sviluppatori di vaccini, assicurando un portafoglio di oltre 2,3 miliardi di dosi. E inoltre ha concluso colloqui esplorativi con Novavax in vista di acquistare fino a 200 milioni di dosi e con Valneva in vista di acquistare fino a 60 milioni di dosi.

2,3 miliardi di dosi

Azienda Tipo di vaccinoNumero di dosi(necessario per persona)Numero di dosi(protetto)Stato
BioNTech e PfizermRNA2 dosi600 milioniApprovato
ModernamRNA2 dosi160 milioniApprovato
CureVacmRNA2 dosi405 milioniSviluppo in corso
AstraZenecaadenovirus2 dosi400 milioniApprovato
Johnson & Johnson / Janssen Pharmaceuticalsadenovirus1 dose400 milioniSviluppo in corso

L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) il 29 gennaio ha pubblicato il suo primo aggiornamento sulla sicurezza sul vaccino COVID-19 prodotto da BioNTech e Pfizer: Comirnaty. E ha concluso che i dati di sicurezza raccolti sull’uso di questo vaccino nelle campagne di vaccinazione erano coerenti con il profilo di sicurezza noto del vaccino e non sono stati identificati nuovi effetti collaterali.

  • Nessuna segnalazioni di sospetta reazione allergica grave come effetto collaterale noto
  • Nessun problema specifico per la sicurezza è stato identificato per l’uso del vaccino in soggetti anziani fragili
  • I suoi benefici nella prevenzione del COVID-19 continuano a superare i rischi e non ci sono modifiche raccomandate per quanto riguarda l’uso del vaccino

Maggiori informazioni su questo vaccino


Non solo Moderna è finita sulle cronache per la mancata consegna delle dosi. Ora anche AstraZeneca è stata accusata dal commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, di trattare l’Italia e i Paesi Ue come dei “poveracci” nella corsa al vaccino di Oxford ed è stata minacciata di “cause legali” dal premier italiano Giuseppe Conte dopo l’annuncio della riduzione della consegna delle dosi del vaccino di Oxford del 60% nel primo trimestre 2021, il che significherebbe che nel nostro Paese verrebbero consegnate 3,4 milioni di dosi anziché 8 milioni. La Ue l’ha accusata di scarsa trasparenza e di reticenza sui motivi dei ritardi nella consegna di complessive 300 milioni di dosi nei prossimi mesi. Così alcuni giorni fa, in un’intervista in esclusiva il CEO del gruppo farmaceutico Pascal Soriot, ha risposto alle accuse sulle pagine de La Repubblica parlando dei motivi del ritardo delle dosi all’Ue, spiegando perché secondo lui non ci sono le basi per una causa legale contro AstraZeneca come minacciato dall’Italia, contestando le “ingiuste accuse” di voler “vendere il vaccino anti Coronavirus ad altri” (“è tutto no profit”), ricordando la priorità acquisita dal Regno Unito per aver firmato un contratto con Astra-Zeneca tre mesi prima dell’Europa. “Siamo stati piuttosto specifici con l’Ue. Certo, anche noi siamo delusi, perché ci piacerebbe riuscire a produrre di più. A febbraio riusciremo a consegnare all’Europa una quantità soddisfacente, molto simile a quanto fatto da altri fornitori su base mensile. Stiamo lavorando in centinaia, anzi migliaia, 24 ore su 24, sette giorni su sette per risolvere i problemi. Molti di noi non hanno preso nemmeno le vacanze a Natale”. E sulla ‘quantità soddisfacente’, ha poi spiegato: “Appena avremo l’approvazione dell’Ema, (arrivata il 29 gennaio) nei giorni successivi invieremo subito 3 milioni di dosi in Ue, poi ci sarà un’altra fornitura corposa nella settimana successiva e così nella terza e quarta settimana del prossimo mese. L’obiettivo è recapitare all’Unione europea 17 milioni di dosi entro la fine di febbraio. Di queste, faccio una stima superficiale perché l’esatta allocazione la fa l’Ue, 3 milioni di dosi in Germania, 2,5 circa in Italia e due in Spagna. Vorremmo poter fare molto di più, ma non è neanche poco. La produzione del nostro vaccino”, ha proseguito il CEO, “è composta essenzialmente di due fasi: una è la produzione in senso stretto, l’altra è la resa in farmaco. Poi c’è anche una terza, ossia la confezione del prodotto finale nelle fiale. Per quanto riguarda la catena di produzione dedicata all’Ue, la prima fase viene realizzata in due stabilimenti in Belgio e Paesi Bassi; la seconda fase invece in due centri in Germania e Italia, ad Anagni (nella fabbrica “Catalent”, ndr), dove il team italiano sta facendo uno straordinario lavoro. Per quanto riguarda quest’ultima non abbiamo alcun problema. Le difficoltà nascono con la produzione della sostanza basica del vaccino. Abbiamo colture cellulari in grandi lotti da complessivi mille o duemila litri, dove viene immesso il virus per generare il vaccino, e cioè il “raccolto” generato dalle cellule. Ma alcuni siti generano più “raccolto”, altri meno, come è accaduto in uno dei nostri siti europei, in un rapporto fino a tre a uno: ossia una fabbrica di vaccino molto efficiente può produrre fino al triplo della stessa fabbrica meno efficiente. Queste disfunzioni nel “raccolto” possono aumentare quando si alza la produzione a centinaia di milioni di dosi di un nuovo vaccino che, vi ricordo, fino a un anno fa nemmeno avevamo. Siamo due mesi indietro rispetto alla tabella di marcia, ma stiamo lavorando per risolvere questi problemi, che spesso sono di varia natura. Nel nostro stabilimento in Belgio, per esempio, l’intoppo è legato al filtraggio del vaccino prima che venga immesso nelle fiale per la distribuzione”. E sul fronte contratti poi ha aggiunto: “Abbiamo avuto problemi anche in questo caso, ma il contratto di fornitura con il governo britannico è stato firmato tre mesi prima di quello con l’Ue e quindi abbiamo avuto il tempo di prepararci e risolvere simili disfunzioni in attesa dell’ok dell’agenzia del farmaco britannica (arrivato lo scorso 30 dicembre, ndr). Ma tra febbraio e marzo riprenderemo a produrre a capacità massima anche per l’Ue”. Sul fatto che il Regno Unito abbia deciso di ritardare di molto la seconda dose del vaccino, Soriot ha detto di essere assolutamente d’accordo. “Credo sia assolutamente la strada giusta. Non posso commentare sul vaccino di Pfizer per cui, secondo i loro studi, si consiglia di non superare le tre settimane di distanza tra le dosi. Ma nel nostro caso, nei test in Brasile, Regno Unito e Stati Uniti abbiamo effettuato la seconda somministrazione anche dopo 2 o 3 mesi e i risultati ci hanno soddisfatto, per vari motivi. Innanzitutto la prima dose protegge al 100% contro decorsi gravi del Covid tali da richiedere il ricovero in ospedale e fornisce una protezione generale al 71-73%. La seconda dose, invece, fornisce un’immunità a lungo termine. Ma, per gli studi che abbiamo realizzato per il vaccino Oxford-AstraZeneca, paradossalmente pare si generi più immunità se la seconda dose è ritardata: farla dopo due o tre mesi è meglio di uno. Questo perché la nostra tecnologia basata su un vettore adenovirale, è diversa dal vaccino di Pfizer che invece si basa sull’mRna. Anche il vaccino di Johnson & Johnson è simile al nostro e si sta indirizzando verso un divario di due mesi tra prima e seconda dose. Per questo non ho alcun dubbio che il Regno Unito abbia fatto la scelta giusta, massimizzando così il numero di persone vaccinate, che arriverà a 28-30 milioni già in marzo”. Parlando infine del problema varianti ha detto: “Vedremo. Moderna per esempio sta lavorando su una nuova versione contro la variante sudafricana, noi stiamo facendo nuovi studi, ma quello che posso dire è che ora non dovremmo preoccuparci più di tanto. Ci sono buone probabilità che i pazienti saranno comunque protetti, nonostante le varianti, perché anche i linfociti T continueranno a immunizzarci. Alla fine, anche se non avremo un’immunità totale, saremmo comunque parzialmente protetti e avremo il tempo di aggiornare i vaccini, qualora fosse necessario. Ad ogni modo, è chiaro che il virus muta e può diventare più pericoloso, in ogni parte del mondo come abbiamo visto con le ultime varianti. Per questo dobbiamo vaccinare quante più persone nel globo. Come dice l’Ue stessa, è molto importante che ognuno nel pianeta possa avere accesso ai vaccini in modo equo e rapido. Se l’Ue afferma che potrebbe vietare l’esportazione di dosi prodotte in Europa, si smentisce da sola. Abbiamo catene di distribuzione su base locale, ma l’obiettivo, non dimentichiamolo, è sempre quello di fornire vaccini in tutto il mondo, per il bene di tutti”.

Vaccini: ruolo fondamentale quello dei medici di medicina generale

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, con il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, e il Commissario straordinario al Covid-19, Domenico Arcuri, ha incontrato le rappresentanze dei medici di medicina generale che avranno un ruolo fondamentale nella campagna di vaccinazione anti Covid-19. Al momento si sta lavorando a un protocollo quadro nazionale da portare poi su tutti i territori.

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