SPERANZA: “LA LOMBARDIA HA TRASMESSO DATI ERRATI POI RETTIFICATI”. SBAGLIATO IL COLORE ASSEGNATO ALLA REGIONE

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Milano, Via Sant’Andrea deserta
(ph. patriziavassallo.com)

“La relazione dell’Istituto Superiore di Sanità è chiarissima. La Regione Lombardia, avendo trasmesso dati errati, ha successivamente rettificato i dati propedeutici al calcolo del Rt e questo ha consentito una nuova classificazione. Senza l’ammissione di questo errore non sarebbe stato possibile riportare la Regione in zona arancione. Questa è la semplice verità. Il resto sono polemiche senza senso che non fanno bene a nessuno. Soprattutto a chi le fa”, ha dichiarato il ministro della Salute, Roberto Speranza.

Parole che fanno eco e che suscitano l’indignazione di chi da mesi tira la cinghia nella speranza se non di una vera e propria svolta di qualche passo avanti. Perché mai come in questi mesi ognuno di noi ha compreso che il blocco di un comparto blocca tutti gli altri a catena. Con tutte le conseguenze del caso.

“Un errore che è costato alle imprese lombarde almeno 600 milioni di euro, ed è una stima prudenziale: a questo punto, ci aspettiamo che si faccia chiarezza al più presto su chi ha sbagliato, e che le imprese vengano risarcite”, ha tuonato Confcommercio Lombardia commentando così il ritorno della regione in zona arancione dopo una settimana di zona rossa che ha costretto alla chiusura forzata migliaia di imprese.

“Non ci interessano le polemiche politiche. Noi evidenziamo la realtà dei fatti: decine di migliaia di imprese hanno subito un ulteriore stop che, per quanto riguarda l’abbigliamento, è bene ricordarlo, è arrivato nel pieno della stagione dei saldi. Ma non c’è solo la moda, parliamo di un blocco forzato per tanti comparti, dai negozi di arredamento ai mercati non alimentari, agli estetisti, solo per citarne alcuni”.

“È evidente che se c’è stato un errore da parte di qualcuno, è giusto che venga posto di fronte alle proprie responsabilità. Non si scherza sulla pelle delle imprese. Non è possibile sbagliare in modo così grave su numeri che incidono su un sistema economico già colpito da tre lockdown. È inaccettabile un danno aggiuntivo che colpisce un mondo imprenditoriale già allo stremo” ha concluso Confcommercio Lombardia.

Lombardia, Zampa: “La verità non si cancella. Dovrebbe saperlo anche Salvini”

“Continuare a raccontare cose non vere, non cancella la verità. Soprattutto quando ci sono documenti a provare come stanno le cose. Lo dovrebbe sapere anche Salvini, che, ne sono certa, conosce bene il contenuto delle mail della regione Lombardia all’Istituto superiore di sanità (ISS). Se non l’avesse letta ancora potrà farlo sfogliando il Corriere della sera (del 25/01/21)”, questo è ciò che ha dichiarato in una nota la Sottosegretaria di Stato alla Salute Sandra Zampa. “Quanto contenuto in quel documento, dove si chiede all’Istituto superiore di sanità il ricalcolo sulla base dei dati rettificati dalla regione stessa, chiarisce come sono andate le cose: il ministero non c’entra nulla con l’errore della regione nella fornitura dei dati.  Si comprende il tentativo di coprire con la propaganda le responsabilità. Ma gli italiani non si fanno ingannare”. Ad essere ancora più chiaro è stato è stato il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri ai microfoni di Radio 24: “L’errore non è partito da qui” 

Sul caso Lombardia “non si può dire che l’errore sia partito da qui, non siamo noi che diamo i numeri di positivi, sintomatici e quant’altro, i numeri ce li ha la Regione”, ha detto Pierpaolo Sileri, viceministro alla Salute, a 24Mattino su Radio 24. “Gli errori sono sempre possibili. Non c’è nulla di male nel fare degli errori, l’importante è riconoscerli e correggerli. I dati vengono dalle Regioni. È la Regione che li comunica al ministero. Il ministero e l’Istituto Superiore di Sanità li analizzano e, in base ai parametri, danno il famoso ‘colore’. I dati non li producono ministero e Iss, i dati arrivano a noi, l’importante è verificarli, è che vi sia un doppio check, un triplo check se necessario, e correggerli in itinere e prontamente”.

Il piano B dei ristoratori a Parigi

I mercati rionali di Parigi aprono le porte ai ristoranti in crisi. Oltre 160 gli stand posizionati in 50 mercati in tutti i quartieri della capitale, messi a disposizione dal comune a proprietari e gestori di ristoranti indipendenti chiusi da mesi. L’iniziativa lanciata nella capitale francese per sviluppare l’asporto e renderlo più accessibile ai clienti si chiama ‘Place aux restos!’ (Spazio ai ristoranti!) ed è stata ovviamente pensata e organizzata nel rispetto dei protocolli sanitari previsti dalle misure contro il Covid-19. I ristoratori delle grandi catene possono partecipare pagando una piccola quota per avere a disposizione spazi espositivi. La maggioranza degli stand, un centinaio, sono dotati di acqua corrente ed elettricità e saranno operativi dai prossimi giorni. 

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