CONTE MERCOLEDÌ LA RESA DEI CONTI CON ITALIA VIVA

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di Patrizia Vassallo

“La possibilità di rafforzare la maggioranza c’è, ma serve un governo nuovo, non basta un piccolo rimpasto. Io penso che Conte sia l’unico punto di equilibrio di questa legislatura”, queste le parole di Bruno Tabacci presidente di Cd (Centro Democratico) dopo l’incontro con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Per concludere la crisi è necessario aprire a un ventaglio di forze più ampio. Renzi al Senato ha fatto un discorso di rottura, ma credo che in Italia Viva ci siano posizioni più concilianti. E poi c’è l’area dei liberal-democratici di FI”, ha aggiunto. “Mercoledì c’è una prova di fuoco e si vedrà quali sono le intenzioni reali. L’alternativa sono le elezioni. C’è tempo fino a mercoledì e il Conte-ter favorirebbe una nuova maggioranza” ha spiegato Tabacci tornando sulla possibilità che una parte “liberal-democratica” di FI faccia un passo avanti. “Loro si arrabbiano, hanno fatto finta di chiedere il voto al Colle, il tema è che se restano succubi di Salvini e Meloni non si apre uno spazio liberal-democratico nel Paese”, ha spiegato il presidente di Cd. “Noi, ha detto Silvio Berlusconi, “avevamo avanzato la proposta di un governo di unità nazionale, proposta che è stata però subito esclusa dal Partito Democratico e dai Cinque Stelle. È chiaro che questo rifiuto avvicina il ricorso alle elezioni anticipate“, questo il pensiero espresso con una nota di Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia. “Ci siamo allora rivolti al Capo dello Stato affinché fosse lui ad individuare la soluzione più adeguata e più saggia, capace di coniugare il rispetto della volontà popolare e la gravità del momento di emergenza che stiamo attraversando”.

I deputati e i senatori di Italia Viva osservano “con preoccupazione lo stallo istituzionale di questi giorni, la difficile situazione sanitaria e i drammatici dati economici del nostro Paese” e “ribadiscono con forza la necessità, già espressa nel dibattito parlamentare, di una soluzione politica che abbia il respiro della legislatura e offra una visione dell’Italia per i prossimi anni”. Questo il contenuto di un documento di Iv, di alcuni giorni fa, che confermava che “si muoveranno tutti insieme in modo compatto e coerente in un confronto privo di veti e pregiudizi, da effettuarsi sui contenuti nelle sedi preposte”. 

Insomma Renzi è fuor di dubbio il regista della della crisi e il centro-destra in primis, gli fa fatto da sponda, andando al Quirinale proprio per manifestare al capo dello Stato l’enorme preoccupazione per questo stallo.

Salvini e Meloni non hanno usato troppi giri di parole per sottolineare che con questo Parlamento è impossibile lavorare. Conte è stato criticato anche per la difficile caccia agli ultimi volenterosi, che nell’ultimo scatto si è concentrata sui senatori dell’Udc, da conquistare a ogni costo. La ‘campagna acquisti’, in cambio del loro appoggio prevedeva e offriva ‘ampi riconoscimenti’ dalla promozione della senatrice cattolica ortodossa e conservatrice Paola Binetti a titolare del ministero della Famiglia ad altre compensazioni per altri senatori Udiccini, tra questi De Poli e Saccone, ora federati con FI. Manovre di governo che a seguito dell’indagine della procura antimafia di Catanzaro che si sono concentrate anche sul segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, hanno avuto una battuta di arresto. Insomma soffiano proprio venti contrari per Conte.

Italia Viva ha annunciato che mercoledì voterà contro la relazione di Alfonso Bonafede sullo stato della Giustizia con tutto quello che significa al Senato. Per non parlare delle commissioni almeno 10 in cui la maggioranza rischia di andare sotto appena 5 giorni dopo la relazione del guardasigilli in aula. Il primo febbraio saranno presentati gli emendamenti sul processo penale ed è facile immaginare che Italia Viva non resisterà alla tentazione tornare a parlare di  separazione delle carriere e di riforma del CSM. “La separazione delle carriere ha la funzione di dividere la magistratura giudicante da quella requirente: c’è un confronto tra l’accusa, la difesa e un giudice terzo che giudicherà in base alle prove fornite. Quest’ultimo sarà imparziale solo se la carriera di chi accusa e chi giudica sarà separata. Inoltre, continuare a lasciare il PM e il giudice nel medesimo ordinamento non garantisce la necessaria imparzialità del secondo screditando l’efficienza e la giustizia del processo”, queste le parole del giudice Giovanni Falcone nel 1989, per sottolineare il suo credo ossia che “la separazione delle carriere  è una condizione indispensabile per l’equilibrio di ogni sistema democratico, complesso, trasparente e aperto che tuteli i cittadini”.

Ora mentre l’Italia è alle prese con l’emergenza sanitaria ed economica, le forze politiche fanno a gara per sottolineare al presidente della Repubblica che oramai la situazione è insostenibile. I prossimi mesi il nostro Paese dovrà affrontare anche una crisi occupazionale, il problema è che per molti questa maggioranza non ha i numeri per governare e quindi per risolvere le grandi questioni l’unica strada che viene paventata è quella del ritorno alle urne. Il pericolo è che gli italiani, molti in ginocchio a causa della crisi, alle urne non vogliano proprio andarci. E Mattarella lo sa bene.

Recovery Plan first, per dirla alla Trump, è stato l’argomento di discussione nella riunione tra il premier e i sindacati che è durata oltre 3 ore. In videocollegamento per Cgil, Cisl e Uil i segretari generali, Maurizio LandiniAnnamaria Furlan e Pierpaolo Bombardieri. Oltre che Roberto GualtieriNunzia Catalfo e Beppe Provenzano, Stefano PatuanelliPaola De Micheli e Riccardo Fraccaro. Si tratta del primo della serie di incontri con parti sociali, categorie produttive e Regioni sul Recovery Plan

Dopo i sindacati Conte ha incontrato Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri. Presenti alla riunione anche i ministri Stefano Patuanelli e Nunzia Catalfo. Poi l’Alleanza per le Cooperative.

“Il governo ha gestito una fase molto delicata con grande impegno. Stiamo lavorando per rispondere a lavoratori, imprese e famiglie. Non possiamo perdere tempo: dobbiamo spendere presto e bene i 209 miliardi del Recovery plan, è la nostra unica preoccupazione”, queste le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro.

“Questo Piano deve servirci a liberare il potenziale di crescita dell’economia, a dare impulso alla produttività e all’occupazione. E lo dobbiamo fare aumentando la capacità del nostro Paese di affrontare queste sfide e le trasformazioni in atto che riguardano anche le modalità organizzative del mondo del lavoro, rafforzando al contempo anche la coesione sociale”, ha detto Conte. “Secondo le prime valutazioni effettuate dal Mef, gli investimenti, gli incentivi e le riforme contenute nel Piano avranno un impatto che nel 2026, l’anno finale del Piano, dovrebbe tradursi in una crescita di 3 punti percentuali più alta rispetto allo scenario a politiche invariate. Ma a noi non interessa solo il Pil. A noi interessa, direi ancor più, che il Piano avrà un impatto positivo anche su tutti gli indicatori di benessere e di sviluppo sostenibile, grazie agli investimenti attivati direttamente e indirettamente, e alle innovazioni tecnologiche introdotte”.

“Nel Recovery plan sono previsti investimenti sulle politiche attive del lavoro di 3,1 miliardi a cui si aggiungono i 500 milioni stanziati nella legge di bilancio”, ha detto la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. “L’obiettivo del piano è una rete unica per la formazione di tutti i lavoratori rafforzando i centri per l’impiego e con la collaborazione delle regioni e delle agenzie private”, ha concluso la ministra.

Il ministro Gualtieri poi ha ricordato che è stato “potenziato molto il capitolo dedicato all’istruzione e ricerca” e quello delle infrastrutture sociali. Insomma i lavori stanno continuando e i prossimi giorni saranno decisivi per capire dove e come girerà il timone del Governo.

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