E ORA CHE COSA ACCADRÀ A TRUMP?

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Ecco l’ex presidente Donald Trump con la moglie Melania, mercoledì 20 gennaio 2021, prima di salire a bordo dell’Air Force One diretto a Palm Beach, in Florida, dove si trova Mar-a-Lago, l’enorme villa che Trump ha acquistato nel 1985. Costruita negli anni ’20 da Marjorie Merriweather Post, come residenza invernale per i presidenti degli Stati Uniti, decorata da Joseph Urban, dopo la morte della Post, avvenuta nel 1973, venne affittata al governo degli Stati Uniti fino al 1981. (ph. Damon Higgins / The Palm Beach Post tramite AP)

di Patrizia Vassallo

E ora che cosa accadrà a Trump? Come spesso accade per comprenderne il presente occorre sempre fare qualche passo indietro.

L’invasione del Campidoglio, simbolo della democrazia statunitense, ha avuto drammatiche conseguenze politiche. Trump è stato ora messo sotto accusa dalla Camera dei Rappresentanti per la seconda volta, così di fatto è diventato l’unico presidente nella storia degli Stati Uniti accusato per ben 2 volte. I leader del Partito Democratico, il giorno dopo l’assalto a Capitol Hill, avevano chiesto al vicepresidente Mike Pence di utilizzare il venticinquesimo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti per sostituire Trump contro la sua volontà prima della fine del suo mandato che scadeva ieri mercoledì 20 gennaio. Il tempo però è scaduto e il Senato degli Stati Uniti, ora di nuovo a maggioranza democratica, dopo l’addio di Trump, sembra voglia percorrere la strada del processo di impeachment.

Ora però bisogna capire se il senato ha l’autorità per farlo, o quale sarà l’esito legale o politico del processo. Quali  le mosse per togliere il potere a Trump, che si potevano fare immediatamente dopo il 6 gennaio e le opzioni che rimangono ad oggi dopo l’insediamento Biden, che proprio ieri giorno del suo insediamento, ha inaugurato la presidenza firmando bel 15 ordini esecutivi?

Il giorno dopo la violazione del Campidoglio, i due leader democratici del Congresso, ossia il presidente della Camera Nancy Pelosi e il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, avevano fatto appello al Vicepresidente Pence invocando la sezione 4 del Venticinquesimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti per sostituire il presidente Trump contro la sua volontà, con effetto immediato. Nei giorni successivi al 6 gennaio 2021 questa mozione venne poi discussa privatamente da alti funzionari del Gabinetto. Tuttavia, poiché poi tre di loro,  Elaine Chao, Betsy DeVos e Chad Wolf, hanno poi deciso di rassegnare le dimissioni, riducendo potenzialmente il numero di membri del gabinetto che potevano fare valere quanto c’era scritto nella sezione 4, il vice presidente Pence alla fine ha deciso di respingere l’iniziativa al mittente ossia al presidente Pelosi.

Ma poi il 13 gennaio la Camera ha votato per mettere sotto accusa Trump per il suo ruolo negli eventi, citando la sezione 3 del Quattordicesimo emendamento della Costituzione, che vieta a chiunque, quindi presidente compreso, di invocare insurrezioni o ribellioni contro “gli Stati Uniti “.

Il senatore repubblicano Mitch McConnell, lo scorso 19 gennaio, quando era ancora leader della maggioranza al Senato, (il suo incarico è terminato ieri a mezzogiorno quando Joe Biden e Kamala Harris hanno prestato giuramento), ha confermato che nessun processo di impeachment avrebbe avuto luogo prima dell’addio di Trump all’incarico di presidente. Un cambio di rotta lo ha invece anticipato Il nuovo leader entrante, il democratico Chuck Schumer, che invece ha detto che il suo obiettivo sarà quello di attivarsi prima possibile per fare in modo che il processo contro Trump inizi quanto prima. Insomma si buttano cuscini e volano coltelli. E ora che la Harris e poi i senatori eletti dagli Stati Uniti della Georgia Raphael Warnock e Jon Ossoff hanno prestato giuramento, e i democratici hanno una maggioranza sottile di 50 seggi al Senato, col voto decisivo della Vicepresidente nella sua qualità di Presidente, la strada del processo a Trump potrebbe essere percorsa più velocemente. Va anche detto che se i democratici al momento hanno il controllo di ben 2 rami del governo ossia  l’esecutivo e il legislativo, il terzo ramo ossia quello della Corte Suprema, è nelle mani di una maggioranza conservatrice di giudici nominati dai presidenti repubblicani, uno dei quali nominato dallo stesso Trump, quindi è difficile fare pronostici e ancor più azzeccarli pro e contro democratici e repubblicani. Quindi il fatto che qualsiasi azione intrapresa da un Congresso Democratico possa essere giudicato dalla maggioranza conservatrice della Corte, pone più di un interrogativo sul futuro.

Che cosa è il 25esimo emendamento? Cosa prevedeva per Trump?

A differenza dell’impeachment, dunque, le norme del 25esimo emendamento consentono di rimuovere il presidente senza che sia necessario elevare accuse precise.

E’ sufficiente che il vicepresidente e la maggioranza del governo trasmettano una lettera al Congresso sostenendo che il presidente non è più in grado di esercitare i poteri e i doveri legati al suo incarico. Se poi il presidente si oppone alla sua rimozione, la decisione spetta alla Camera dei Rappresentanti del Congresso (oggi in mano ai democratici) che deve esprimersi con una maggioranza dei due terzi dei voti.

Il caso più noto in cui si è fatto ricorso a questo emendamento è quando il vicepresidente Gerald Ford nel 1974 prese il posto di Richard Nixon, quando quest’ultimo si dimise dopo essere stato travolto dallo scandalo del Watergate. Il 25esimo emendamento può essere applicato anche per un breve periodo di tempo: il vicepresidente George H. Bush nel 1985 fu presidente per alcune ore quando Ronald Reagan fu operato con anestesia generale.

Una situazione analoga è accaduta quando il vicepresidente Dick Cheney nel 2002 rimpiazzò per alcune ore il presidente George W. Bush, sottoposto a operazione chirurgica.

La sezione 4 è una delle sezioni più lunghe e dettagliate e tratta i casi in cui il presidente non è in grado oppure è riluttante a dichiarare l’incapacità di esercitare i poteri e doveri del suo ufficio. In questi casi, il Vicepresidente può presentare una dichiarazione pro tempore al Presidente del Senato e al Presidente della Camera, co-firmata da una maggioranza del Gabinetto (8 su un totale di 15) o di un “altro organo come il Congresso e una volta trasmesso il file il Vicepresidente assume la carica di presidente. Ovviamente il presidente può sempre inviare a sua volta una dichiarazione contraria.

La lettera di Trump a Biden

Donald Trump “mi ha scritto una lettera molto generosa”, lo ha detto Joe Biden che parlando con i cronisti, ha aggiunto “è una lettera privata, per cui non ne parlerò finché non ne parlerò con lui. Ma era generosa”.

Rispettando la tradizione, Donald Trump ha lasciato una lettera per il suo successore, sulla scrivania dello Studio ovale della Casa Bianca. Il primo presidente uscente a inaugurare la tradizione del messaggio al suo successore era stato Ronald Reagan, che aveva scritto a George H.W. Bush “non lasciarti abbattere dai tacchini”. Barack Obama aveva scritto a Donald Trump e quest’ultimo, nonostante le accuse di sabotaggio dei voti e la sua assenza al giuramento, ha scritto a Joe Biden, lasciandogli comunque a quanto un bel messaggio.

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