VACCINI, L’EUROPA CHIEDE PIENA TRASPARENZA

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Un gruppo di scienziati dell’Organizzazione mondiale della sanità arriva a Wuhan, nella Cina centrale, giovedì 14 gennaio 2021. / CGTN

di Patrizia Vassallo

La Commissione Europea oggi dovrebbe pubblicare un’ulteriore comunicazione sulla strategia COVID-19 dell’UE. I leader dell’UE discuteranno lo stato di avanzamento della pandemia durante la riunione del Consiglio europeo del 21 gennaio.

Nel giugno 2020, la Commissione ha proposto una strategia vaccinale dell’UE per COVID-19 in cui elencava i passaggi chiave per strategie di vaccinazione efficaci e diffusione dei vaccini . Qualsiasi vaccino deve essere autorizzato dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA) in conformità con gli standard di sicurezza ed efficacia.

Il 22 settembre 2020, il Parlamento ha tenuto un’audizione pubblica su “Come garantire l’accesso ai vaccini COVID-19 per i cittadini dell’UE: sperimentazioni cliniche, sfide di produzione e distribuzione”.

Nella sessione plenaria di dicembre 2020, il Parlamento ha espresso sostegno per la rapida autorizzazione di vaccini sicuri. Da allora la Commissione, dopo che l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha concluso le sue valutazioni, ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata per due vaccini COVID-19, uno sviluppato Pfizer-BioNTech e uno da Moderna.


I deputati hanno espresso ampio sostegno all’approccio comune dell’UE nella lotta contro la pandemia e chiedono la piena trasparenza sui contratti e il dispiegamento dei vaccini COVID-19.

Nella discussione in plenaria di oggi, i deputati hanno avuto uno scambio di opinioni con Ana Paula Zacarias, Segretario di Stato portoghese per gli Affari europei, a nome della Presidenza portoghese del Consiglio, e Stella Kyriakides, Commissario UE per la salute e la sicurezza alimentare.


Un’ampia maggioranza dei deputati intervenuti ha sostenuto l’approccio unitario dell’UE che ha garantito un rapido sviluppo dei vaccini e ne ha assicurato l’accesso a tutti i cittadini europei. Allo stesso tempo, i deputati hanno deplorato quello che hanno definito “nazionalismo sanitario”, come ad esempio i presunti contratti paralleli firmati da alcuni Stati membri o i tentativi di superare la concorrenza di altri paesi. Perché la strategia per affrontare la pandemia sia un successo, l’UE deve rispondere con unità e solidarietà, con tutti i livelli di governo che lavorano insieme.

Davos: Wef, ignorato allarme pandemia per 15 anni

“Per 15 anni il World Economic Forum ha avvertito il mondo sui pericoli delle pandemie. Nel 2020, abbiamo visto che cosa significa farsi cogliere impreparati e ignorare i rischi di lungo termine. La pandemia di Covid-19 non solo si è presa milioni di vite, ma ha anche ampliato disparità già esistenti da molto tempo in termini di accesso alla sanità, economiche e digitali”, lo scrive il Forum economico mondiale nel suo Global Risk Report, che verrà presentato oggi nella Davos Agenda in vista del summit il videoconferenza la prossima settimana. 

“I nostri dati più recenti indicano che l’impatto immediato del Covid-19 sulla disparità e frammentazione sociale nei prossimi 3-5 anni minaccerà l’economia, e nei prossimi 5-10 anni la stabilità geopolitica”, si legge nel rapporto.

Le giovani generazioni “sono le più colpite da questi sviluppi” – avverte il Wef – e globalmente nell’immediato preoccupano gli effetti in termini di “peggioramento della salute mentale e disponibilità di mezzi di sussistenza”
   

Nel frattempo le infezioni a Hong Kong sono tornate a tre cifre lunedì, con le autorità sanitarie che hanno avvertito che un quarto dei casi nelle ultime due settimane ha coinvolto membri di comunità di minoranze etniche, molti dei quali stipati in vecchi edifici popolari in uno dei quartieri più fatiscenti della città. I funzionari hanno confermato 107 casi in tutta la città – il più alto da quando 109 infezioni sono state registrate il 19 dicembre dello scorso anno – e hanno riferito che 28 di loro sono stati trovati attraverso test nel distretto di Yau Tsim Mong, dove hanno affermato di non aver osservato.

“In Cina un individuo ha contagiato 79 persone che hanno partecipato a dei seminari, che poi hanno infettato 23 dei loro stretti contatti”, ha detto Zhang Yan, vicedirettore della commissione di gestione urbana della capitale cinese, in una conferenza stampa domenica. L’età media delle persone infette? “63 anni. La più anziana 87”, ha aggiunto Zhang.

“Tutte le persone infette erano state rintracciate come contatti stretti dell’uomo e messe in quarantena, prima di risultare positive durante una visita medica”, ha concluso il vicedirettore della commissione di gestione urbana della capitale cinese.

Ma se i metodi di rintracciamento prima erano considerati un plus, ora in Cina si comincia a sollevare dubbi sulle modalità di localizzazione delle persone riguardo al fatto che possano diventare strumenti che ledono la privacy. Il mese scorso, una giovane donna nella città sud-occidentale di Chengdu è stata pubblicamente derisa sui social media per il suo stile di vita considerato “decadente”, poiché gli utenti l’hanno attaccata per essere andata in un bar e in diversi locali notturni nel corso delle due settimane antecedenti l’esame che poi ha attestato la sua positività al virus.

Il coronavirus nel gelato cinese, nuovo allarme per l’infezione attraverso il cibo

Ora una delle paure  più pressanti nel nord della Cina è quella di prendere il Coronavirus dal cibo. Dopo che sono state trovate tracce in almeno cinque campioni di gelato prodotto nella città settentrionale cinese di Tianjin. Di nuovo colpa della Cina? Questa volta no visto che il latte in polvere usato per quei gelati proveniva dall’Ucraina. Le indagini al momento sono in corso.

Gli Stati Uniti affermano di avere nuove prove che il coronavirus potrebbe provenire da un laboratorio cinese

L’OMS torna a Wuhan

Giovedì scorso un gruppo di scienziati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) si è recato a Wuhan, un tempo epicentro dell’epidemia di COVID-19, per collaborare con altri studiosi e ricercatori cinesi nella ricerca della potenziale origine del vecchio Coronavirus. E per studiarne le nuove e future varianti. Déjà vu,déjà écouté, ma questa volta dopo le pesanti critiche piovute sull’OMS nei mesi passati il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, alla conferenza stampa ha assicurato:

“Condivideremo più notizie man mano che le avremo, ma diamo a questo team di scienziati lo spazio per lavorare efficacemente con le loro controparti cinesi e auguriamo loro ogni bene”. 

“Capire l’origine della malattia non significa trovare qualcuno da incolpare”, ha affermato il dottor Michael Ryan, direttore esecutivo dell’OMS per le emergenze sanitarie. “Occorre fare in modo che questa missione e altre missioni riguardino la scienza, non la politica”.

Questa è la terza visita di questo tipo dall’inizio dell’epidemia di COVID-19 in Cina. La Cina aveva invitato due volte gli esperti dell’OMS, a febbraio e luglio dello scorso anno con l’obiettivo di realizzare un piano di cooperazione scientifica globale.

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