USA, NESSUN PIANO DI EMERGENZA PER PREVENIRE L’ASSALTO A CAPITOL HILL CHE CONTINUA A FARE I CONTI COL CRESCENTE RAZZISMO AL SUO INTERNO

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di Patrizia Vassallo

La protesta di Capitol Hill ha aperto più di una porta e non certo solo quelle del Campidoglio sul vero volto dell’America. L’estremismo, la supremazia bianca e il nazionalismo bianco nelle forze armate statunitensi sono aumentati nell’ultimo anno e i gruppi radicali stanno incoraggiando attivamente i membri militari a unirsi ai loro ranghi. Sebbene la questione non sia nuova, ha guadagnato l’attenzione globale dopo che la protesta dei sostenitori del presidente Trump ha costretto il vicepresidente Pence e i legislatori a fuggire per salvarsi la vita. Cinque persone, tra cui un ufficiale di polizia, sono morte a seguito dell’attacco. 

Il razzismo negli Stati Uniti d’America rappresenta un fenomeno storico presente fin dall’epoca coloniale. I privilegi e i diritti sanzionati legalmente o socialmente furono largamente dati ai bianchi americani, ma negati ai nativi americani, agli afroamericani, agli asioamericani e agli ispanici sudamericani. Agli statunitensi di origine europea, in particolare ai ricchi protestanti anglosassoni, vennero concessi privilegi esclusivi in materia d’istruzione, immigrazione, diritto di voto, cittadinanza, acquisizione dei terreni e procedimenti penali per un periodo di tempo che va dal XVII secolo fino agli anni sessanta del XX secolo.

Anche gli immigrati non protestanti provenienti dal continente europeo, in particolare i cittadini irlandesi, polacchi e italiani subirono, all’interno della società statunitense, un’emarginazione xenofoba ed altre forme di discriminazione basate sull’etnia e, almeno fino ad un certo periodo, non vennero neppure considerati come degli “autentici bianchi”.

Inoltre, i gruppi originari del Medio Oriente, come gli Ebrei e gli Arabi, hanno dovuto affrontare anch’essi una più o meno continua situazione discriminatoria; come diretta conseguenza di ciò, alcune persone appartenenti a queste comunità non si autoidentificano come “bianchi statunitensi”. Anche coloro che provenivano dall’Asia orientale e dall’Asia meridionale sono stati costretti ad affrontare il pregiudizio razzista.

Quando Kim Dine ha assunto la carica di nuovo capo della polizia del Campidoglio degli Stati Uniti nel 2012, sapeva di avere un problema serio.

Dal 2001, centinaia di ufficiali neri avevano citato in giudizio il dipartimento per discriminazione razziale. Hanno affermato che gli ufficiali bianchi chiamavano i colleghi neri con insulti oppure semplicemente con l’appellativo: negro. Gli ufficiali bianchi venivano chiamati “huk lovers” o “FOG” – abbreviazione di “amici dei gangster” – se erano amichevoli con i loro colleghi neri. Un ufficiale nero ha detto di aver sentito un collega bianco dire: “Scimmia di Obama, torna in Africa”.

Casi che non sono mai venuti alla luce e che non sono diminuiti nemmeno quando Dine per stemperare il razzismo endemico all’interno di Capitol Hill ha promosso a vice capo un ufficiale di colore e una donna di colore alla guida di un ufficio che si occupa di diversità.  

“C’è un problema con il razzismo in questo paese”, ha detto Dine, che ha lasciato l’agenzia nel 2016

Ora al vaglio della polizia c’è un altro problema più contingente. Quello di capire come mai una folla di sostenitori di Trump siano riusciti a entrare nel Campidoglio con la stessa dinamica con cui sarebbero entrati in un grande magazzino il primo giorno di saldi, mentre i legislatori all’interno votavano per formalizzare la vittoria elettorale del presidente eletto Joe Biden.

E poiché tutto ha una o più risposte, alcune verità stanno venendo a galla. Compresa la connivenza – quindi non errori – di alcuni poliziotti di Capitol Hill.

Non a caso alcuni funzionari hanno già sospeso diversi agenti di polizia con l’accusa di complicità con insurrezionalisti. Un poliziotto si dice che sia stato raffigurato mentre sventolava una bandiera di battaglia. Un altro pare si sia fatto addirittura un selfie con alcuni manifestanti e un altro ancora risulta che sia stato immortalato dalle telecamere di controllo mentre guidava alcuni facinorosi indossando il famoso cappello rosso di Trump con la scritta “Make America Great Again”. Ora le indagini sono in corso e anche su questi episodi, che sono finiti nello scanner dei controlli degli inquirenti, si farà luce.

Ad oggi sono 12 i poliziotti indagati per essersi uniti alle proteste dei rioters

Fra gli rioters individuati anche i membri di una banda di strada ultranazionalista nota come Proud Boys che sono stati facili da individuare non solo durante l’assalto a Capitol Hill, ma durante le proteste che sono scoppiate in tutti gli Stati Uniti per tutto il 2020. Di prassi vestiti con abiti neri e gialli. E che già a dicembre, stavano pianificando l’assalto a Washington.

“I ProudBoys usciranno in numero record il 6 gennaio, ma questa volta con una svolta …”, ha scritto Henry “Enrique” Tarrio, il presidente del gruppo, in un post di fine dicembre su Parler , una piattaforma di social media che è diventata popolare tra attivisti di destra e conservatori. “Non indosseremo i nostri tradizionali neri e gialli. Saremo in incognito e ci distribuiremo in tutto il centro di Washington in squadre più piccole. E chissà … potremmo vestirci di NERO per l’occasione. “

E poi ancora gli Oath Keepers, i Groyper Army…

Tornando sul discorso della discriminazione razziale, Sharon Blackmon-Malloy, un ex ufficiale di polizia del Campidoglio oggi racconta che nel 2001 presentò una querela per portare alla luce molti casi di discriminazione, aggiungendo di non essere sorpresa che così tanti rioters pro-Trump abbiano fatto irruzione in Campidoglio la scorsa settimana. Lei ha prestato servizio a Capitol Hill ben 25 anni, ha trascorso molti anni a combattere la discriminazione razziale all’interno della forza di polizia. Le proteste hanno poi oltrepassato le mura del Campidoglio e sono diventate pubbliche grazie al fatto che erano state presentate oltre 250 denunce.  Ma ad oggi niente è stato risolto.

Tornando invece di nuovo sul discorso dell’assalto al Campidoglio, oramai è chiaro che Trump abbia continuato anche se non in modo esplicito a fomentare i suoi seguaci parlando di voti rubati, di elezione (quella di Biden) irregolare e ingiusta, invitando tutti, sempre con mezze parole, a fare qualcosa in più citando più volte Capitol Hill come luogo di protesta. Eppure la polizia di Capitol Hill, non ha pensato a un piano di emergenza, ha evidentemente sottovalutato l’escalation di violenza nei discorsi del presidente, anche se l’FBI e il dipartimento di polizia di New York li avevano avvertiti del pericolo.  

Il Dipartimento della Difesa “sta facendo tutto il possibile per eliminare l’estremismo”, ha detto Gary Reid, direttore dell’intelligence della difesa del Pentagono . “Non tollereremo alcun tipo di estremismo” ha aggiunto

Il segretario alla Difesa ad interim, Christopher Miller, ha annunciato una revisione completa della politica del Dipartimento della Difesa.

È legale la censura delle piattaforme Social nei confronti del presidente degli Usa?

Se sia legale o meno che Twitter e Facebook abbiano bloccato l’account del presidente uscente Donald Trump, è un quesito che si è posto anche il New York Times. Secondo il Primo Emendamento parrebbe di sì. Nessun errore. A breve Trump dovrà difendersi a breve dalle accuse di impeachment e pare stia affilando le armi a suon di contraccuse pesanti. Insomma ‘the show goes on’.

L’impeachment è stato approvato con una votazione 232-197 dopo una rapida seduta di due ore

Ad oggi mancano 3 giorni all’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, ma è già certo che il giorno del passaggio delle consegne ci sarà solo la figlia del presidente uscente, Ivanka, in rappresentanza della famiglia Trump.  Perché oltre a Trump e non ci sarà nemmeno Melania che ha detto di no all’invito in barba al bon ton e all’etichetta. E anche questo passerà alla storia.

Joe Biden firmerà i suoi primi decreti per la lotta alla pandemia e gli aiuti all’economia già nell’Inauguration Day del 20 gennaio, appena insediato alla Casa Bianca dopo il giuramento. Sono in tutto una decina i decreti che verranno varati immediatamente da Biden, al massimo entro dieci giorni. Come nelle attese si tratterà in parte di norme che aboliranno alcuni dei più controversi provvedimenti di Donald Trump, come il divieto di ingresso negli Usa da alcuni Paesi musulmani. Via libera poi al ritorno degli Stati Uniti nell’accordo di Parigi sulla lotta ai cambiamenti climatici e al programma che permette di riunire le famiglie di immigrati separate al confine col Messico. Tra le disposizioni sul fronte della lotta alla pandemia l’obbligo di indossare la mascherina nelle proprietà federali e nei viaggi tra stato e stato negli Usa. Previsto anche lo stop agli sfratti e lo slittamento dei pagamenti dei prestiti contratti dagli studenti universitari.

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