CONTE TER: I RESPONSABILI? MANCANO!

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Il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella

di Patrizia Vassallo

L’operazione Responsabili a un certo punto sembrava potesse andare in porto, invece le complicazioni sono venute a galla. Matteo Renzi ha aperto la crisi di governo e ora per Giuseppe Conte è iniziata la conta in Senato per non perdere la poltrona. Servono i voti dei cosiddetti ‘responsabili’ e la ricerca (al Senato) è sempre più serrata. Sembrava che Conte potesse contare per un nuovo incarico (Conte ter) sugli ex del M5s, sui socialisti e sul movimento degli Italiani all’estero per raggiungere almeno 161 voti. Invece i conti non tornano. Così proseguono i contatti per garantire una maggioranza forte al governo Conte, mentre il premier prepara il suo discorso alle Camere. Al Senato martedì, Conte potrebbe doversi accontentare di 154 voti, sette sotto la maggioranza assoluta che anche il Quirinale auspica. Ma Renzi continua a replicare: “Senza di noi non hanno i numeri”. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti nel suo intervento alla direzione del partito ha detto preoccupato: “Questa è un’Italia che rischia di aprire una fase incomprensibile”. Una frase, nel solito stile del segretario del Partito Democratico, che arriva un po’ in ritardo rispetto ai fatti contingenti.

Anche il tessitore Clemente Mastella, sindaco di Benevento, che aveva detto “qualcuno (facendo riferimento ai responsabili) ce n’è, non so se in numero sufficiente, ma sono più di qualche unità, forse anche più di cinque…”, ha fatto passi da gambero. E lo ha fatto dopo un duro scontro con Carlo Calenda che via Twitter ha reso pubblica la telefonata che ha ricevuto da Clemente Mastella che gli chiedeva di appoggiare Conte in cambio della sua candidatura a sindaco di Roma. Un fuori scena che ha sorpreso tutti, lo stesso Mastella che gli ha risposto con un comunicato, per riprendere le distanze: “Sei una persona di uno squallore umano incredibile. Ti ho telefonato per chiederti cosa facevi e mi hai detto che eri contro Renzi. Allora sei per il Pd? “No”, mi hai risposto, “il Pd mi dovrà scegliere per forza come candidato sindaco’. Quanto a me, ha aggiunto Mastella, “non ho alcuna titolarità per parlare a nome del Pd”. E poi ha aggiunto: “Calenda? Un gregario era tanti anni fa, quando l’ho conosciuto, e tale rimane. Ma Sancho Panza non diventerà mai Don Chisciotte. Un goffo pallone gonfiato al quale non ho fatto alcuna offerta. Potevo mai parlare a nome del PD? Questo Calenda o ci è o ci fa. Decisamente ci è”. 

“Siamo in un sistema parlamentare in cui le maggioranze di Governo si cercano alla luce del sole senza vergognarsene”, ha detto per stemperare il clima Dario Franceschini, politico e scrittore italiano, dal 5 settembre 2019 ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo nel governo Conte II.

Per il Pd è intervenuto il segretario di Roma, Andrea Casu: “Il Partito Democratico è totalmente estraneo allo scambio di messaggi, con supposte proposte sul sindaco di Roma, tra Calenda e Mastella, che abbiamo appreso oggi a mezzo stampa”. 

Numeri alla mano, ora a Conte basterebbe trovare solo 11 responsabili per andare alla conta in Parlamento vincente.

Il 14 gennaio Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva ricevuto al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte.
Il Presidente della Repubblica in quella occasione ha firmato il decreto con il quale, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, erano state accettate le dimissioni rassegnate dalle senatrici Teresa Bellanova da Elena Bonetti. Il Presidente del Consiglio ha quindi illustrato al Presidente della Repubblica la situazione politica che si era determinata in seguito alle suddette dimissioni manifestando la sua volontà di promuovere in Parlamento l’indispensabile chiarimento politico. Mattarella ha colto l’occasione di ribadire che il Paese ha la necessità di una maggioranza coesa per il Paese, non raccimolata qua e là. A buon intenditor…

Sul fronte nuove restrizioni si leva la voce di Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio Imprese per L’Italia, della Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi e di Unioncamere. “Dopo quasi un anno di emergenza sanitaria la Lombardia – motore economico del Paese – entra nel terzo lockdown aggravando ulteriormente la crisi di migliaia di imprese. É una decisione radicale che non ci permettiamo di contestare dal punto di vista scientifico ma da quello del metodo e della programmazione. La continua produzione normativa, con le conseguenti variazioni di colori e chiusure, impedisce alle imprese di pianificare la loro attività e di investire anche nel breve periodo. Produzione normativa talvolta contraddittoria e poco comprensibile. Questo significa – con una pandemia ancora pienamente attiva – ipotecare il futuro di interi settori imprenditoriali ed escludere qualunque ipotesi di ripresa economica. Le speranze sono riposte nel piano vaccinale”, prosegue Sangalli, “ma i tempi saranno necessariamente lunghi. Proprio per questo è necessario e urgente un più stretto raccordo e ascolto a livello istituzionale tra governo, enti locali e parti sociali. E soprattutto un deciso cambio di passo nella politica dei sostegni alle imprese penalizzate dai lockdown, passando dagli insufficienti ristori agli indennizzi compensativi delle perdite reali di fatturato”.

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