USA RAFFORZATA LA SICUREZZA PER BIDEN IL GIORNO DEL SUO INSEDIAMENTO

Spread the love

di Patrizia Vassallo

I dem hanno presentato formalmente alla Camera l’articolo per l’impeachment di Donald Trump per aver incoraggiato l’assalto dei suoi manifestanti a Capitol Hill, che ha causato cinque morti e diversi feriti. Il capo di imputazione e’ uno solo: incitamento all’insurrezione. Le quattro pagine del documento fanno riferimento alle sue false dichiarazioni di vittoria contro Joe Biden, alle sue pressioni sui dirigenti della Georgia per ribaltare l’esito del voto in quello Stato e il comizio in cui ha incoraggiato i suoi fan ad attaccare Capitol Hill.

Al momento quello che si sa per certo è che visto quanto è accaduto in questi giorni al Campidoglio è che per il 20 gennaio giorno dell’insediamento di Biden, circa 15.000 truppe della Guardia Nazionale sono attese per presidiare il territorio come parte degli accordi di sicurezza rafforzati dopo il violento assalto che ha fatto vedere un lato oscuro dell’America.

Il generale dell’esercito Daniel R. Hokanson, capo dell’Ufficio della Guardia Nazionale, ha detto che poco più di 6.000 soldati della Guardia Nazionale provenienti da sei stati e dal Distretto di Columbia sono già stati schierati a Washington  e questo numero dovrebbe aumentare nei prossimi giorni.

“Ad oggi, le nostre truppe sono state invitate a supportare missioni di sicurezza, logistica, collegamento e comunicazioni”, ha detto lunedì ai giornalisti il ​​generale Hokanson al Pentagono. “Questo determina davvero il numero di personale che forniremo”.

Le truppe della Guardia Nazionale porteranno le loro armi in città, ma qualsiasi decisione dovrà essere decisa dopo aver consultato le forze dell’ordine.

Nella lista nera di Trump

Il governo americano di Donald Trump ha annunciato, a dieci giorni dalla fine del suo mandato, che inserirà i ribelli Huthi dello Yemen nella lista nera dei gruppi “terroristici”, cosa che secondo le organizzazioni internazionali rischia di aggravare la crisi umanitaria nel Paese. Secondo l’Onu la decisione “rischia di avere gravi ripercussioni umanitarie e politiche”.

“Avrà un impatto negativo sulle importazioni di cibo e altri beni essenziali proprio mentre sempre più yemeniti stanno morendo di fame”, ha detto il portavoce Stéphane Dujarric. I ribelli yemeniti Huthi, sostenuti dall’Iran e ostili all’influenza saudita nel martoriato Paese arabo, hanno risposto alla decisione Usa affermando che è la politica del presidente americano Donald Trump a essere “terrorista”. Secondo indiscrezioni, Trump starebbe anche per riportare Cuba nella lista degli Stati sponsor del terrorismo, da cui era stata tolta nel 2015 dall’amministrazione Obama.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »
error: Content is protected !!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: