COVID-19, TROVATO NUOVO PAZIENTE 1, DONNA ITALIANA POSITIVA A NOVEMBRE 2019

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di Patrizia Vassallo

Mentre la seconda ondata della pandemia COVID-19 infuria ancora in tutto il mondo, una scoperta quasi sconcertante dopo oltre un anno di pandemia, è stata fatta in Italia. Si tratta di un altro paziente 1 di Covid-19: una donna milanese di 25 anni, alla quale era stata fatta una biopsia della pelle per una dermatosi atipica, il 10 novembre 2019, prima quindi del bambino milanese considerato finora il paziente 1 nel Belpaese, grazie a un test che aveva confermato il virus nel dicembre 2019 e prima di Mattia M., il 38enne di Codogno considerato anche lui il ‘paziente uno’ del focolaio italiano di coronavirus.

Insomma come avrebbe detto il celebre Totò se fosse stato vivo in nome della scienza: “Abbondantis in abbondandum” (meglio abbondare)! Perché in questi casi alla fin fine ciò che è davvero fondamentale è continuare a studiare origini e focolai di questo odioso virus.

La scoperta è stata pubblicata sul British Journal of dermatology dai ricercatori dell’Università Statale di Milano, guidati da Raffaele Gianotti, in collaborazione con lo Ieo e il Centro diagnostico italiano. 

“Sulla base di quanto osservato in questi mesi sui malati di Covid che presentavano lesioni cutanee”, ha spiegato Gianotti all’ANSA, “mi sono chiesto se non fosse possibile trovare qualcosa di simile prima dell’inizio ufficiale della pandemia. Ed effettivamente lo abbiamo trovato negli esami istologici fatti su alcuni pazienti nell’autunno del 2019”. I ricercatori hanno infatti riesaminato le biopsie cutanee di dermatosi atipiche, per cui non era stato possibile fare una diagnosi ben precisa nell’autunno 2019. “Nei nostri lavori già pubblicati su riviste internazionali abbiamo dimostrato che esistono in questa pandemia casi in cui l’unico segno di infezione da Covid-19 è quello di una patologia cutanea”. E questo è stato il caso della giovane donna, che presentava solo lesioni cutanee (per cui si era sospettato inizialmente un lupus eritematoso) e un lieve mal di gola.

Questo “è dunque il caso documentato a livello scientifico più antico della presenza del SarsCov2”, ha concluso Gianotti, “ma probabilmente, continuando a cercare, lo troveremmo anche su campioni di ottobre 2019”.

Cina e Africa rafforzare la cooperazione

Cina e Africa devono affrontare l’urgente necessità di rafforzare la cooperazione e mantenere fermamente l’impegno nel sostegno reciproco per prevalere sulla malattia, ha affermato il consigliere di Stato cinese e ministro degli esteri Wang Yi, in un’intervista con il magazine online People’s Daily al termine delle sue visite in cinque paesi africani, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Botswana, Tanzania e Seychelles. Wang ha detto che la pandemia è una sfida urgente per la comunità internazionale, per la Cina e per l’Africa.

“Dall’inizio della pandemia, i paesi africani hanno fornito un fermo sostegno alla Cina, che la Cina ricorderà per sempre”, ha detto Wang, aggiungendo che la Cina ha lanciato la più grande assistenza umanitaria dalla fondazione della Repubblica popolare cinese, estendendo la sua mano amica a ben 53 Paesi africani e all’Unione africana, un’organizzazione internazionale comprendente tutti gli Stati africani, con sede ad Addis Abeba, in Etiopia.

“Poiché le due parti si sostengono a vicenda e non si sono mai voltate le spalle, la loro tradizionale amicizia ora ha un valore aggiunto”, ha detto Wang, aggiungendo che è stato il presidente cinese Xi Jinping che ha proposto il vertice straordinario Cina-Africa sulla solidarietà contro il COVID-19, il cui obiettivo era quello di fornire importanti orientamenti strategici per la lotta congiunta del virus.

“Durante questo viaggio in Africa”, ha proseguito Wang, “le due parti hanno avuto uno scambio approfondito sui seguiti del vertice” facendo notare che i paesi africani hanno parlato molto bene della Cina proattiva e grande alleata nel guidare l’iniziativa per arginare la diffusione del Coronavirus, riaprire l’economia e offrire supporto su larga scala all’Africa”. Insomma la pandemia non ha portato solo disastri, ma ha rafforzato rapporti di fiducia e di collaborazione fondamentali per sconfiggere la malattia.

Alcuni leader dei paesi africani, tra cui il presidente delle Seychelles, hanno detto che saranno tra i primi a farsi il vaccino importato dalla Cina.

Wang ha osservato che la Cina continuerà a inviare squadre mediche nei paesi bisognosi, per stabilire un meccanismo di cooperazione tra ospedali, promuovendo gli studi sul virus, accelerando contestualmente la costruzione di centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) e collaborando con i membri del G20 sulla sospensione del debito in Africa. Insomma mica poco. Tanto aiuto per mettere le basi per un’intesa commerciale sempre più forte.

“La Cina nel frattempo manterrà il suo fermo impegno quello di rendere i vaccini COVID-19 più accessibili e convenienti in Africa a tutti i Paesi”, ha detto Wang. “Tra l’altro una serie di progetti come ferrovie, strade e centrali elettriche sono già stati avviati nonostante la pandemia, contribuendo molto allo sviluppo socio-economico locale”, ha aggiunto Wang.

Lavorare sodo per ripristinare il commercio tra Cina e Africa, far funzionare bene le catene industriali e di approvvigionamento e sostenere i paesi africani nella stabilizzazione dell’economia, nella salvaguardia dei posti di lavoro e nella protezione del benessere delle persone, è il secondo passo importante dopo quello sulla prevenzione del Covid-19. Cina docet.

 

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