RENZI “NIENTE ULTIMATUM”, MA BELLANOVA E BONETTI HANNO GIÀ PRONTE LE VALIGIE

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di Patrizia Vassallo

Anche nel Governo Italiano c’è aria di impeachment. Le conclusioni del vertice di maggioranza di oggi durato oltre tre ore, toglie qualsiasi certezza a tutti. Si naviga a vista, c’è chi parla di “pre-crisi”, anche se al momento non c’è ancora la rottura. Una sola cosa però sta a cuore a tutti: approvare il Recovery Plan per poi passare al programma di governo.

Il Consiglio dei ministri dovrebbe riunirsi martedì prossimo e in quell’occasione il premier Giuseppe Conte ha promesso di raccogliere le richieste di Pd e M5s e poi si aprirà il tavolo sulle priorità della legislatura. Nella corsia di emergenza resta l’approvazione del Recovery che non si può rimandare perché un eventuale “ritardo comprometterebbe la ripresa” con conseguenze disastrose per l’economia italiana. I renziani hanno chiesto di avere il testo e poi 24 ore per giudicarlo prima del Consiglio dei Ministri. E su questo si è trovato un accordo. La sensazione però è che i renziani buttino ancora la palla al centro e la loro intenzione sia solo quella di continuare ad alzare la posta.

“Se non possiamo fare, ce ne andiamo all’opposizione”, ha continuato a minacciare Renzi. Gli alleati lo accusano di voler prendere ancora tempo. E il rischio di una crisi che faccia saltare tutto “è reale, concreto”. Intanto al Mef si sta lavorando per tradurre le linee guida nella bozza definitiva da sottoporre al voto dei ministri.

Ieri pomeriggio Nicola Zingaretti, segretario del Pd, ha riunito la direzione di partito. I Dem hanno chiesto chiarimenti sulla cybersecurity e di fare di più sul commercio. Oltre che di stringere i tempi sul nuovo patto di legislatura. Come pure i grillini. Durante la riunione di ieri sera sul Recovery Plan i renziani hanno invocato il Mes e il Ponte di Messina. Conte ha rilanciato proponendo un patto di legislatura e tavoli di maggioranza con tanto di documento scritto da stilare, ma alla fine quello che si è capito è che Renzi vuole una cosa sola , le dimissioni del premier. Motivo per cui Pd, M5S e Leu hanno poi accusato Italia Viva di volere una sola cosa: commissionare il Cdm. Conte resta categorico sul fatto che occorre definire delle priorità per il prosieguo della legislatura, sottolineando che “il Revovery non è lo strumento per definire tutte le questioni”. E tanto è categorico Conte su questo fronte tanto lo è Renzi sul suo. Insomma le intenzioni di Italia Viva sono chiare. “Se non fosse stato per noi settimane fa avremmo votato un pessimo testo”, ha detto il capogruppo al Senato di Iv Davide Faraone. “Dov’è il Mes? E dov’è il Ponte di Messina? Non abbiamo ancora dettagli sul piano”, aggiungendo quesiti anche sull’esistenza o meno dell’esistenza della fondazione sulla cybersicurezza.

“Niente ultimatum o barricate”, dice nel frattempo Renzi, “in un momento assai delicato per il Paese”. Ma il vertice di Palazzo Chigi fa capire tutto il contrario. E in Cdm approda non il nuovo documento che Matteo Renzi aveva annunciato, ma le proposte e le osservazioni del “CIAO”. Argomenti principali della conversazione neanche a dirlo il Mes e il Ponte sullo Stretto. Ferme le risposte del ministro dell’economia Gualtieri: “Le schede di dettaglio sul piano arriveranno prima del Cdm”, ha detto aggiungendo: “Se vi avessimo dato il piano completo prima di concordare le linee di sintesi, vi sareste lamentati”. E ancora: “Usare i soldi del Recovery Plan per il Ponte di Messina è tecnicamente impossibile”. Poi le accuse di sommarietà mosse verso i renziani che ha provocato la reazione di Maria Elena Boschi, fedelissima di Renzi: “Sul piano vi risponderemo in via scritta dopo avere letto tutto, così non rischierete di interpretare male”. Aggiungendo: “Pochi soldi all’agricoltura e niente al Family act. Se togliete soldi alle nostre ministre, non volete dialogare. Provocate”.

Pd, M5s e Leu parlano di “passi avanti” mentre i renziani ribadiscono che “passi avanti non ne vedono”. Il capodelegazione del M5S Alfonso Bonafede ha detto: “Dobbiamo approvare in fretta il piano, la gente ci chiede questo”.

Quello che è certo è che senza un’intesa le ministre di Iv Teresa Bellanova ed Elena Bonetti oltre che il sottosegretario Ivan Scalfarotto, potrebbero dimettersi prima del Cdm, con una nota o un tweet, senza sedersi al tavolo, aprendo ufficialmente la crisi di Governo. Ma c’è ancora tempo per trattare: il rimpasto è un’offerta sul tavolo. Circola l’ipotesi di un sottosegretario alla presidenza del Consiglio per il Pd e anche quella di un nuovo ministro al Recovery. Per Iv ci sarebbe la Difesa a Ettore Rosato e forse un altro ministero per la Boschi. La delega ai Servizi passerebbe a un uomo di fiducia del premier. Ma per ora lo stallo non si sblocca. C’è chi scommette che una trattativa vera si possa aprire a ridosso del Cdm, magari nelle ore immediatamente successive alle dimissioni delle ministre Iv. Ma i più si preparano alla conta, uno scenario poco gradito al Pd perché se anche spuntassero i “responsabili” e Iv si spaccasse, la nuova maggioranza potrebbe essere ancora più fragile. Ieri, la residente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen ha lodato il lavoro dell’Italia e quindi di Conte sul Recovery Plan: “È in corso un negoziato molto buono con l’Italia come con tutti gli altri governi, ma nello specifico ci sono buoni progressi”. Il Financial Times nell’operato di Renzi ha scritto di non vedere il bene dell’Italia, ma la difesa di interessi di partito: “Conte rappresenta un ostacolo alle rinnovate ambizioni politiche di Renzi dopo la nascita del suo nuovo piccolo partito derivato dal Pd”. Ma se Renzi continua a fare stare Conte sulla graticola, anche lui deve fare bene i conti con le sue mosse. Gli scienziati hanno avvertito del pericolo di una imminente terza ondata e il fatto che lui continui a minacciare di fare cadere il Governo non gli sta facendo guadagnare molti plausi. Tra l’altro in caso di elezioni anche molti dei suoi sparirebbero dal Parlamento. Renato Brunetta, al Governo dal 2008 al 16 novembre 2011 con la carica di Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e capogruppo alla Camera per Forza Italia nella XVII legislatura ha scritto su Twitter: “Rischiamo, per colpa di una crisi innescata da irresponsabili, di perdere l’occasione storica di rilanciare il Paese con un nuovo Piano Marshall, arrecando un danno irreparabile anche per le generazioni a venire”.

Va anche detto però che ad oggi solo la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati durante il tradizionale scambio di auguri natalizi con la stampa parlamentare, aveva rimproverato Conte di fare tutto troppo da solo, ribadendo che rispettare le procedure democratiche non significa rinunciare alla rapidità delle decisioni, difendendo così la centralità del Parlamento.  Ora occorre solo attendere gli eventi.

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