COREA, LA PANDEMIA HA AUMENTATO I SUICIDI TRA LE MILLENNIALS, LA MISOGINIA TRA LE DONNE DEL K-POP

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di Patrizia Vassallo

Dall’inizio della pandemia la curva dei suicidi di giovani donne coreane è aumentato esponenzialmente. “Il numero di ragazze suicide è più alto rispetto a quello dei ragazzi o degli uomini della stessa età. La causa potrebbero essere le ricadute psicologiche e socioeconomiche che ha causato la pandemia COVID-19″, ha detto giovedì scorso un alto funzionario del Korea Suicide Prevention Center.

Tra gennaio e giugno del 2019 in Corea, le giovani donne che si sono tolte la vita, secondo i dati del governo, hanno toccato quota 1.924. Si tratta di un aumento del 7,1% rispetto ai 1.796 dell’anno precedente. 

Le statistiche indicano che le donne contemplano e tentano il suicidio più spesso degli uomini e in media hanno sperimentato pensieri suicidi 1,5 volte più frequentemente rispetto agli uomini, questo secondo i dati di un sondaggio del 2018 del Ministero della Salute e del Welfare. Quasi il 60 per cento delle persone ricoverate al pronto soccorso dopo aver tentato il suicidio l’anno scorso erano donne. Nei primi sei mesi dell’epidemia in Corea, le donne di Seul sulla ventina hanno tentato il suicidio da quattro a cinque volte più frequentemente di qualsiasi altro gruppo demografico. 

Lo psicologo Yook Sung-pil, che guida il programma di consulenza telefonica della Korean Psychological Association per i problemi di salute mentale legati alla pandemia, ha detto che le donne nella tarda adolescenza fino alla giovane età adulta sono state quelle che hanno cercato aiuto.

E secondo un rapporto dell’Istituto per la società e la salute del dicembre 2019, l’aumento del tasso di suicidi tra le donne millennial ha superato di gran lunga i loro coetanei maschi negli ultimi 20 anni.

“Le donne generalmente si sentono meno sicure negli spazi pubblici. Più di due terzi delle donne afferma di aver subito differenti forme di abuso in una relazione e poi tante hanno ammesso di avere sempre meno sicurezze nel mondo del lavoro”, ha detto Jang Soong-nang, professore presso il Red Cross College of Nursing e coautore del rapporto sui suicidi delle donne coreane al The Korea Herald.

La precarietà in aumento ha incentivato la depressione

“Le donne sono più vulnerabili alla violenza, alla discriminazione e alla povertà, che possono contribuire ai rischi di suicidio”, ha proseguito Jang . L’aiuto dei settori pubblici è stato interrotto o limitato a causa delle distanze fisiche. Ma finché la crisi non sarà finita e non avremo il quadro completo, sarà difficile trovare risposte chiare”, ha concluso.

Ma la morte a volte non è causata dalla depressione e dalle paure con le quali molti ora stanno facendo ancora i conti. Perlomeno così non è per molte persone che lavorano nel mondo dello spettacolo. Che invece sono oppresse dalle aspettative dei loro fan. Vietato fallire. E nemmeno scendere un pochino di tono. Obiettivo essere sempre ‘The best’. Sempre ad ogni costo. Quindi come? Non perdendo mai un colpo quando ballano e raggiungendo tutte le note alte quando cantano. E per le donne il must è essere ‘pura come una vergine’ e ‘carina come una bambola’. Aspettative che non finiscono quando scendono dal palco perché in ogni momento della loro giornata, 7 giorni su 7, rischiano la devozione e quindi l’addio dei loro fan. Insomma il peso è enorme. E se tutto ciò viene visto in un quadro dove la misoginia di lunga data nella società patriarcale della Corea del Sud, detta ancora legge, è facile intuire e interpretare le conseguenze. Come si è visto nelle recenti morti delle star del K-pop Goo Hara e Sulli. Hara, 28 anni, è stata trovata morta nella sua casa a Seoul. Circa sei settimane prima, la sua amica Sulli, 25 anni, è morta in circostanze simili. Entrambi erano molto popolari e amate, fino a quando la loro immagine non è andata in frantumi.

Hara è diventata famosa come membro del gruppo di ragazze K-pop Kara (ph. WireImage)

Ecco la foto dell’ex star del K-pop Goo Hara circondato da fiori sull’altare commemorativo di un ospedale a Seoul il 25 novembre 2019. (ph. STR / DONG-A ILBO / AFP)

Quando il maschilismo uccide

Nel 2011, Hara è stata fotografata con il suo allora fidanzato star del K-pop, Yong Jun-hyung. Si tenevano per mano e camminavano nel parco, ma poi quando è circolata la voce che Hara era stata vista da sola con un’altra celebrità maschile è scoppiato un vero scandalo. Il suo ragazzo è uscito dalla controversia relativamente indenne, Hara invece è stata bombardata da commenti feroci che a poco a poco hanno rovinato la sua reputazione. Una storia che ha dell’incredibile raccontata ai giorni d’oggi eppure vera, anzi verissima. La vita di Hara poi si è ulteriormente complicata quando l’anno scorso ha fatto causa al suo ex fidanzato, il parrucchiere Choi Jong-bum, che pare l’avesse minacciata di fare circolare un video dove lei faceva sesso con lui.  Il pubblico invece di prendere le sue difese l’ha dipinta come una piantagrane e il risultato è stato che  Choi è stato dichiarato colpevole di aggressione fisica e comportamento minaccioso, ma non di riprese illecite. E Hara circa tre mesi dopo è morta (suicida).

Il copione è simile anche per la storia di Sulli. La cui colpa, secondo usi e costumi del luogo, era quella di vivere in maniera eccessivamente diversa, fuori dagli schemi. Troppe le amicizie maschili che poi sono diventate sempre di più uno spunto per criticarla. Non ha aiutato il fatto che uscisse con il rapper Choiza, che aveva 14 anni più di lei e il cui nome d’arte allude a un grosso pene. E poi è stata ridicolizzata per le sue convinzioni troppo occidentali. Molestata online, con netizen che le deridevano il seno e con frasi offensive per le sue convinzioni troppo femministe (Sulli aveva apertamente sostenuto il movimento no bra e la legge che legalizzava l’aborto in Corea del Sud). Insomma davvero troppo per il luogo dove viveva. Dove alle celebrità maschili è permesso ‘osare’ e fare qualsiasi cosa e a quelle femminili no. Nemmeno fare sesso.

E poi anche per le aspettative estetiche vengono messe a dura prova. Perché anche su quello vengono valutate e giudicate. Secondo un sondaggio del 2015 condotto da Gallup Korea, il 31% delle donne coreane ventenni si sottopone a chirurgia plastica . E la pressione si moltiplica quando una donna è famosa.

“C’è un’immagine chiara di quello che dovrebbe essere una cantante donna nel K-pop. Quello che interessa alla gente è l’aspetto”, ha rivelato il noto cantante k-pop Lim Kim. “Le star del K-pop possono avere milioni di ammiratori in tutto il mondo, ma a volte sono proprio i fan che le abbattono. Spero che la morte di Hara e Sulli ci spinga a diventare sostenitori e non semplici fan, e finalmente a cambiare la nostra definizione di ciò che è davvero ‘meglio’”.

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