RENZI SEMPRE PIÙ INSOFFERENTE ALLA LEADERSHIP DI CONTE, MA ANDRÀ FINO IN FONDO CONTRO IL PREMIER?

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(Foto Fotogramma)

di Patrizia Vassallo

“Grande soddisfazione per la chiusura del negoziato con Consiglio e Commissione sul Recovery and Resilience Facility. Il Parlamento europeo ha ottenuto l’aumento dal 10 al 13% degli anticipi del Recovery Fund. Questo significa che i paesi che ne hanno maggior bisogno avranno più soldi proprio nel momento più grave e acuto della crisi”, queste le parole di oggi del presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, che poi ha aggiunto: “Inoltre voglio sottolineare che abbiamo ottenuto un legame più stretto del finanziamento agli obiettivi del Green Deal, della trasformazione digitale, della coesione e della solidarietà sociale. Ringrazio il Team negoziale del Parlamento per il prezioso lavoro. In questi momenti difficili il Parlamento continua ad essere dalla parte dei cittadini”.

Anche il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, oggi è intervenuto in videoconferenza all’evento “Nuovo bilancio e Next Generation EU: un piano europeo per far ripartire l’Italia”, organizzato dal Parlamento Europeo in collaborazione con il Corriere della Sera dicendo che se da un lato gli effetti economico-sociali causati dalla pandemia che si stanno ripercuotendo sui nostri sistemi sono veramente molto complicati, dall’altro però c’è anche una consapevolezza maggiore che via via è venuta maturando da parte delle Istituzioni europee nell’affrontare con strumenti nuovi questa grande crisi. “A questo punto, siamo ormai in dirittura finale per poter aggiungere a iniziative già adottate anche questo nuovo strumento (Quadro Finanziario Pluriennale) di cui non dobbiamo stancarci di rimarcare la assoluta capacità innovativa”, ha detto, sottolineando che l’Italia assieme ad altri Paesi dell’Unione Europea è stata chiamata ad affrontare con un approccio completamente diverso rispetto al passato questa nuova fase. “Quindi, da un lato si è intervenuti per cercare di compensare i danni ma, dall’altro, si è aggiunto a questa funzione compensativa la prospettiva invece di offrire delle chance di ripartenza, di ripresa più efficace in modo da consentire all’intero sistema europeo di poter afferrare subito e uscire subito da questa pandemia, che tutti quanti ci dicono provocherà incertezze non solo quest’anno, ma anche l’anno prossimo e avrà pesanti conseguenze anche nel 2022. Ovviamente abbiamo fatto tanto”, ha proseguito Conte, invitando a tenere conto degli sforzi fatti anche alla Banca centrale, da tutte le istituzioni europee dell’Eurozona: “Hanno fatto il loro, quando noi parliamo di Mes c’è stato uno sforzo anche per un tradizionale accordo intergovernativo che effettivamente era nato per shock asimmetrici, c’è stato il tentativo di aprire quella linea di credito pandemica”.  Poi Conte ha ricordato l’ultima decisione della Banca Europea quella del 10 dicembre scorso attraverso il programma straordinario di acquisto di titoli pubblici e privati, che ha consentito di alleggerire il costo del finanziamento delle manovre degli Stati membri garantendo ancora di più liquidità complessiva al sistema. “Tutti stanno facendo il loro”, ha rimarcato il premier. “C’è nel complesso da parte dell’istituzione europea una chiara consapevolezza che dobbiamo favorire programmi nazionali di riforme e di investimento di dimensioni straordinarie con l’emissione di debito comune e con strumenti nuovi. Ora qual è la sfida prossima? È chiaro che i decisori politici hanno un obbligo, non possono accontentarsi di quel che è stato, non possono fermarsi, lo possono fare forse i commentatori, lo possono fare gli storici, gli economisti, ma noi abbiamo il dovere di pensare già a cosa accadrà non solo domani, ma dopodomani. Quindi come ho già anticipato al Parlamento italiano nel mio intervento dello scorso 9 dicembre dobbiamo porci già un orizzonte temporale più ampio, tutti saranno chiamati e dovranno adesso rispondere a questo piano di riforme straordinarie di investimenti al proprio interno, ma in prospettiva futura se noi guardiamo questo passaggio che oggi stiamo attraversando, queste misure che abbiamo messo e confezionato, questa risposta coordinata, ecco, in prospettiva che significato avrà?. Vogliamo che rimanga un passaggio isolato rispetto a una crisi sicuramente straordinaria? Io penso di no”. Poi Conte ha aggiunto parlando dei piani futuri: “Abbiamo elaborato il nostro Piano che prevede 6 missioni che corrispondono pienamente alle priorità di azione dell’Unione europea: digitalizzazione; innovazione; competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; parità di genere; coesione sociale e territoriale; salute”. Il premier ha parlato anche delle mancanze del sistema, delle deficienze dei comparti essenziali della macchina anche amministrativa del nostro Paese che, a suo dire, occorrerebbe completamente modernizzare in termini di digitalizzazione e semplificazione nei procedimenti burocratici, innesto di nuove competenze. “Abbiamo una soglia anagrafica del pubblico impiego effettivamente molto alta”, ha detto Conte, “intorno ai cinquanta anni, questo è il momento per operare un turn over che non sia una generica immissione di nuova forza lavoro nella Pubblica Amministrazione, ma innesti di professionalità che attualmente mancano, in termini di discipline stem, competenze digitali. Ci sono alcuni ministeri, e non faccio nomi, in cui non c’è uno statistico, non c’è un ingegnere organizzativo, non c’è un matematico. Occorrono competenze molto specialistiche, oggi non si può operare una seria programmazione economica e sociale senza avere intorno al tavolo ovviamente queste figure specializzate, quindi sarà questa l’occasione per colmare queste lacune, come sarà questa l’occasione per colmare tutte le lacune del nostro sistema giustizia, che è un sistema che dal punto vista della qualità, io ho poi un’esperienza pregressa nel campo, posso assicurare che ha una qualità molto elevata, però i tempi della giustizia sono molto lenti, sono rallentati, ne va della competitività del Paese. Se vogliamo attrarre investimenti anche stranieri dobbiamo riformare al più presto il codice civile, il processo civile e il codice del processo penale, oltre che attenzione anche alla giustizia tributaria, dove non possiamo arrivare sino a otto, nove, dieci anni per degli accertamenti che sono essenziali per un operatore economico il quale ha bisogno di certezze. Non può appostare nei bilanci, accantonare somme in attesa che in otto, nove, dieci anni  si concluda un percorso di accertamento giudiziale definitivo. Ecco allora, se ragioniamo quindi di sistema Italia, l’Italia dovrà essere in prima linea, in trincea per cogliere tutte le potenzialità, le opportunità che l’Unione europea ha messo a disposizione”.

“Dobbiamo lavorare alla transizione digitale”, ha spiegato, “lavoriamo alla transizione verde e lavoriamo anche alle sfide che competono all’Italia il prossimo anno che il prossimo anno avrà la presidenza del G20anche determinazione e anche qui voglio dire le sfide che il prossimo anno che attendono l’Italia a livello internazionale saranno vissute dall’Italia anche con spirito europeo, nella piena consapevolezza che l’Italia fa parte del G20, e nel 2021 avrà la presidenza del G20. Per  l’Italia la prossima occasione sarà tra 20 anni, quindi non dobbiamo perdere questa chance. Avremo anche la responsabilità, insieme alla Gran Bretagna, l’anno prossimo della Cop26 e su questo le conclusioni del Consiglio europeo, che sono state raggiunte la settimana scorsa, rappresentano una significativa base di partenza per un percorso ambizioso dell’Unione Europea che, sapete, si è orientato verso l’obiettivo della riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030”. Poi il premier ha parlato di un’altra sfida. “Il 21 maggio ci sarà il primo significativo evento mondiale Global Health Summit, ospitato a Roma, lo inseriamo sempre nell’ambito del G20, sarà una grande occasione per riflettere complessivamente con sguardo a ritroso, diciamo così, dicono i francesi à rebours, ricorrendo indietro il tempo, ma anche proiettandolo avanti per riflettere sulla sfida sanitaria che attende l’umanità alla luce di quel che abbiamo vissuto e di quello che ci può aspettare in futuro”.

Si rischia un Governo tecnico?


“Noi abbiamo detto presidente, se vogliamo andare avanti noi ci siamo con lealtà, se ritieni che quello che proponiamo non va bene, con rispetto per le istituzioni, noi ci alziamo e ci dimettiamo”, ha detto oggi Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Insomma, l’ennesimo diktat, l’ennesima annunciazione di una crisi (che però puntualmente non arriva): o Conte accetta le proposte di Italia Viva per la gestione dell’emergenza e dei denari del Recovery Fund, o Renzi e i suoi sono pronti ad uscire da questo esecutivo e, dunque, ad aprire la crisi. Renzi poi ha aggiunto sulle proposte avanzate: “Il Pd mi pare d’accordo su tutto, mentre il M5s deve decidere cosa fare”. Insomma il leader di Italia Viva sembra non voglia dare tregua a Conte ed ora che ci ha messo più che la faccia puntando il dito su ‘cabine di regia’ e ‘task force’, se opterà per una ritirata strategica, lo dovrà fare con una una contropartita degna del polverone sollevato. Altrimenti ci rimetterà per la seconda volta la faccia.

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