ECCO COME CAMBIERANNO GLI INVESTIMENTI NEL MARKETING E NELLA COMUNICAZIONE NEI PROSSIMI ANNI

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Si chiama Covid Rework Research, l’indagine esplorativa – patrocinata da Asseprim (la Federazione nazionale Confcommercio dei servizi professionali per le imprese), realizzata da un team di realtà attive nel settore della comunicazione e delle ricerche di mercato, costituito dagli associati Asseprim Spice Research, MynoiLab, Studio EffeErre e dalle agenzie Beintoo, InstantLove e Tribe Communication – che ha coinvolto un campione mirato di 121 manager di piccole e grandi imprese italiane, suddivise in aziende business to consumer e business to business con l’obiettivo di verificare come cambieranno pesi e investimenti nel marketing e nella comunicazione.

Matteo Cantamesse, socio di Spice Research e consigliere Asseprim

“I risultati principali della Covid Rework Research evidenziano come l’emergenza determinata da COVID-19 abbia avuto e avrà anche in futuro, un impatto negativo molto marcato sul fatturato delle aziende”, afferma Matteo Cantamesse, socio di Spice Research e consigliere Asseprim.  Il 77% degli intervistati riporta, infatti, serie difficoltà nel periodo marzo/maggio 2020, mentre il 41% si aspetta un aggravamento della situazione nel periodo gennaio/marzo 2021. Se il 26% delle imprese partecipanti dichiara di aver già recuperato almeno parzialmente le perdite causate dal lockdown, il 60% prevede di poterlo fare solo nel secondo semestre 2021”.

Le attività delle aziende che hanno maggiormente sofferto, sono le vendite, la capacità produttiva (soprattutto per le aziende del terziario avanzato) e le relazioni con i fornitori

Emergono, infatti, alcune sfide comuni, articolate su due dimensioni: sul piano economico, la difficoltà di gestire il cash flow e la netta diminuzione degli ordini e dei nuovi progetti determinano l’impossibilità di nuovi investimenti; sul piano organizzativo, i lockdown totali o parziali e le policy di smart working implicano ulteriori sfide organizzative. A questo riguardo oltre il 60% dei manager intervistati non si sente pienamente in grado di affrontare tali sfide, e il 46% ha espresso l’intenzione di intervenire nella formazione dei propri collaboratori sulle soft e hard skill.

Sebbene siano complessivamente soddisfatti di come la propria azienda abbia affrontato e stia affrontando la situazione, oltre il 50% segnala una preoccupazione circa la fiducia dei clienti e consumatori sul futuro.

Per il prossimo semestre la priorità appare essere il recupero dei livelli di fatturato pre-COVID (per il 60%) grazie alla trasformazione dei processi produttivi e collaborativi (per il 42%) e la revisione dei rapporti con fornitori e partner, per ottimizzare i costi (per il 33%).

A fronte di queste priorità comune, la strategia per affrontare il 2021 appare caratterizzata dalla previsione di un netto cambiamento nell’allocazione degli investimenti in marketing e comunicazione: una drastica riduzione per eventi, fiere e congressi (oltre il 70%) e per l’advertising sui media tradizionali (per il 44% delle aziende partecipanti) che si prevede di compensare con  un aumento del budget dedicato all’advertising digital e social (62%), lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi (48%)

Le attività più tattiche interesseranno lo sviluppo di nuove opportunità di business (per il 72%), la valorizzazione del digitale come nuovo touchpoint di comunicazione e distribuzione (47%), l’implementazione di campagne adv a supporto dei nuovi prodotti in pipeline (42%).

I manager più direttamente coinvolti nelle attività di comunicazione e advertising credono che i contenuti comunicativi più utili nei prossimi mesi saranno centrati sul prodotto, in termini di innovazione di prodotto (72%), la qualità produttiva e delle materie prime (65%) e valorizzazione del Made in Italy (37%)

Umberto Bellini, presidente Asseprim

Da questa ricerca emerge per le imprese italiane il bisogno di innovare per generare nuove opportunità.

“Il quadro così delineato”, dichiara Umberto Bellini, presidente Asseprim,  evidenzia una reazione ambivalente alla situazione attuale: da una parte il digitale è percepito come lo strumento più adatto per fronteggiare la crisi, dall’altra emerge la netta preoccupazione che le aziende non siano pronte, culturalmente e tecnicamente, ad affrontare le necessarie trasformazioni, in particolare sul modello organizzativo in cui lo smart working è percepito più come un rischio che un’opportunità”.

“Come Asseprim”,  conclude Bellini, “ci stiamo organizzando per il rafforzamento delle proposte formative, delle opportunità di networking per gli associati e la definizione dei nuovi profili professionali e delle loro nuove competenze”.

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