RENZI VS CONTE CHI LA SPUNTERÀ?

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di Patrizia Vassallo

Oggi Conte alla Camera dei Deputati ha toccato punti essenziali partendo dall’agenda del Consiglio Europeo del 10 e 11 dicembre densa di temi di elevata priorità per l’Unione Europea, sia per quanto riguarda la sua coesione, prosperità e stabilità, sia per quanto attiene al suo ruolo di attore globale. “Il tema centrale”, ha detto, “rimane la lotta alla pandemia da Covid, su cui è fondamentale che, da parte europea, provenga un chiaro segnale di coesione. Al riguardo, il Consiglio europeo è orientato a dare impulso al mutuo riconoscimento dei test e a un efficace coordinamento europeo sui vaccini, con particolare riguardo alla loro distribuzione“, sottolineando che solo una risposta internazionale ed europea può del resto consentire di superare la pandemia, obiettivo cui l’Italia lavora intensamente anche nella prospettiva del Global Health Summit, che si terrà a Roma il 21 maggio 2021 nel quadro della Presidenza italiana del G20.

Conte ha poi parlato della necessità di lavorare in stretto contatto con la Commissione Europea, per la precisione con la presidenza tedesca di turno del Consiglio dell’Unione europea e con la Presidente della Commissione europea, rimarcando che resta urgente, a tale scopo, “una soluzione che, dando attuazione all’accordo raggiunto in seno al Consiglio europeo del 21 luglio scorso, superi il veto ungherese e polacco – e consenta quindi il tempestivo avvio di “Next Generation EU” e del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale. “Porrò con la massima determinazione e urgenza” ha aggiunto, “l’esigenza che l’ambizioso programma di investimenti e riforme, finanziato con debito comune, per il quale l’Italia si è spesa fin dall’inizio della crisi pandemica, affinché possa essere avviato nel più breve tempo possibile. I cittadini dei 27 Stati Membri non perdonerebbero un segnale che contraddica lo storico accordo raggiunto sull’adozione di strumenti centrali per la ripresa sociale ed economica del continente e che rappresentano un profondo irreversibile cambiamento di paradigma nelle politiche economiche dell’Unione”. Anche perché ha rimarcato che”per la prima volta l’Unione europea si è fatta promotrice di politiche espansive, finanziate da strumenti di debito autenticamente europeo e orientate al raggiungimento di strategie condivise e obiettivi comuni. Ed è una risposta radicalmente diversa rispetto a quella posta in essere in passato, quando, di fronte ad altre crisi – come quella del 2011 – si adottarono scelte ancora fondate su una logica di austerità, ispirate al prioritario criterio del contenimento del debito”. Scelte che a suo avviso si sono rivelate inadeguate a ricondurre i Paesi europei all’interno di una prospettiva di autentica ripresa e di sviluppo. E anche poco efficaci per il contenimento del debito stesso.

Vertice Europeo 11 dicembre 2020

“Il Vertice-Euro del prossimo 11 dicembre”, ha spiegato Conte, “si discuterà invece il pacchetto di riforme approvato dall’Eurogruppo lo scorso 30 novembre, che consta di tre elementi: a) la riforma del trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES); b) la decisione sull’introduzione anticipata del dispositivo di sostegno al Fondo di risoluzione unico (il cosiddetto “Common Backstop”); c) l’accordo sulla valutazione della riduzione dei rischi nell’Unione Bancaria”. Come noto, la riforma del MES, approdata sul tavolo dell’Euro-Summit nel dicembre 2019, incorporava l’introduzione del backstop comune al Fondo di Risoluzione Unico (FRU) a partire dal 2024. Il Governo italiano ha agito per ottenere l’introduzione anticipata di tale meccanismo, sul presupposto di rispettare alcuni obiettivi di riduzione del rischio bancario. È stato importante procedere in questa direzione”, ha proseguito Conte, “poiché il Fondo di risoluzione unico e il meccanismo di backstop, che è a suo sostegno, rappresentano una forma essenziale di condivisione dei rischi a livello dell’Unione Economica e Monetaria, che è un obiettivo cardine per il nostro Paese. Originariamente era previsto che si procedesse in sequenza: prima la riforma del MES, poi la valutazione dei rischi e, infine, l’introduzione anticipata del Common Backstop, attraverso la riforma dell’accordo intergovernativo, che regola il trasferimento e la messa in comune dei contributi del MES al Fondo di risoluzione unico.  E ora sarà ora compito dell’Euro-Summit sancire l’accordo”. Quali i passi da fare? “Procedere fin da subito in via contestuale consente di anticipare l’introduzione del backstop all’inizio del 2022, quindi con due anni di anticipo rispetto all’entrata in vigore inizialmente prevista nella riforma del MES, evidentemente sulla base di una valutazione complessivamente positiva dello stato di salute del sistema bancario europeo e di quello italiano, che – prima della pandemia – ha registrato un miglioramento consistente dei propri bilanci. Su tale base”, ha detto il premier, ” è stato possibile raggiungere più facilmente l’obiettivo dell’entrata in vigore anticipata del backstop. Resta nella piena disponibilità delle Camere – attraverso la procedura parlamentare di ratifica – la scelta definitiva sull’adesione dell’Italia al nuovo trattato MES, anche alla luce del più generale stato di avanzamento del pacchetto di riforme dell’Unione economica e monetaria”, ha sottolineato Conte ribadendo che occorre riconsiderate in modo radicale struttura e funzione del MES, affinché sia trasformato in uno strumento completamente diverso.
“L’Italia – nell’ambito della Conferenza sul futuro dell’Unione europea – si farà promotrice di una proposta innovatrice che porti a superare la sua natura di accordo intergovernativo, legato a un paradigma che ritengo ormai obsoleto rispetto alle sfide che abbiamo davanti. L’obiettivo è quello di integrare il “nuovo” MES nel quadro dell’intera architettura europea, anche al fine di assicurare un maggiore raccordo con le Istituzioni dell’Unione, che certamente offrono maggiori garanzie di trasparenza e di democraticità. Il modello al quale ispirarsi nel costruire – a livello europeo – gli strumenti di politica economica del futuro è certamente, ce lo abbiamo davanti, lo abbiamo già adottato,  Next Generation EU, che auspico fortemente – lo ribadirò in tutte le sedi, formali e informali, di confronto con gli altri leader europei – auspico possa diventare “strutturale”. L’accordo di luglio, che apre la strada a un programma di finanziamento di dimensioni straordinarie che saranno finanziati con l’emissione di debito comune, è un risultato che, fino a pochi mesi fa, sembrava a molti irraggiungibile e che è stato raggiunto grazie a uno sforzo comune lungo un percorso che, come sappiamo, non è stato privo di passaggi critici. Abbiamo raggiunto questo risultato muovendoci sempre con spirito costruttivo affidandoci alla forza degli argomenti e delle proposte. Questo accordo, insieme al sostegno senza precedenti fornito dalla Banca centrale europea attraverso il programma straordinario di acquisto di titoli pubblici e privati, sta cambiando la fisionomia dell’Unione europea. In quest’ottica, non vanno dimenticati altri importanti risultati che abbiamo ottenuto negli scorsi mesi, come il programma SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), che costituiscono un altro passo verso una maggiore condivisione dei rischi. Anche SURE, infatti, si fonda su un’emissione di titoli di debito comune europeo – delle volte ce ne dimentichiamo – a favore di tutti gli Stati membri. Si tratta di progressi che rafforzano l’unità e la solidarietà europea a sostegno della ripresa economica e di una maggiore resilienza, dal punto di vista economico e sociale”. 

Tornando agli altri temi in agenda al Consiglio Europeo, Conte ha ricordato che una delle priorità connesse alla ripresa economica europea è indubbiamente quel Green Deal europeo, al quale la Commissione lavora già dalla fase precedente alla pandemia e che impone un consenso pieno sul livello di ambizione dell’Unione in materia di cambiamento climatico e sulle modalità per realizzarlo. “È una priorità che l’Italia intende perseguire anche nella prospettiva della COP26, vi ricordo che l’anno prossimo saremo partner della Gran Bretagna e avremo la responsabilità del più grande evento che esiste in materia di ambiente e clima. È per noi essenziale che questo obiettivo sia accompagnato dal riconoscimento, anche finanziario, degli sforzi già sostenuti in questi anni da alcuni Paesi – fra cui l’Italia – per avanzare verso i target climatici, oltre che da una concreta attenzione europea, anche in termini di incentivi, ai costi sociali ed economici della transizione verde. 

Nel suo discorso Conte ha anche parlato di una migliore cooperazione intra-europea nella prevenzione e nel contrasto al terrorismo tra autorità di polizia e agenzie di “intelligence”. Dei rapporti con Ankara e le prospettive future già discusse nel Consiglio europeo straordinario del 1° e 2 ottobre e del Consiglio ordinario del 15 e del 16 ottobre. E anche dei rapporti con gli Usa che prevede che resteranno concentrati su priorità interne per alcuni mesi per poi aprirsi ai rapporti transatlantici considerando nel prossimo futuro l’Europa come un asset strategico. Ricordando che al Consiglio europeo è inoltre prevista la consueta informativa della Cancelliera Merkel e del Presidente francese Macron sullo stato di attuazione degli Accordi di Minsk.

Senza dimenticare il Regno Unito. “Con il quale l’intesa deve essere equilibrata, affinché le imprese italiane ed europee possano competere con quelle britanniche come dicevo poc’anzi, in maniera leale, grazie ad un quadro solido di tutela del “level playing field”. Grazie anche a una “governance” coerente, che impedisca il ripetersi di situazioni come quelle legate all’Internal Market Bill sulla questione nordirlandese”, a maggior ragione, ha concluso, “visto il quadro di incertezza che si è confermato in quest’ultima fase negoziale”.

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, intervistato dal Tg2 non è apparso così conciliante nei confronti del premier Conte ribadendo di avere contestato la struttura voluta da Conte per gestire Recovery Fund perché secondo Renzi “è una struttura che pensa a moltiplicare le poltrone, ma non dà una mano ai disoccupati ai negozi chiusi alle persone che soffrono”, aggiungendo che se le cose rimarranno così, Italia Viva voterà contro perché “per noi un ideale vale più di una poltrona”. Renzi ha poi lasciato intravedere un’ipotesi di rottura aggiungendo che “insistere su una misura che sostituisce il governo con una Task Force, che sostituisce la seduta del Parlamento con una Diretta Facebook e che addirittura pretende di sostituire i servizi segreti con una fondazione privata voluta dal Premier significa una follia! “Abbiamo mandato a casa Salvini per non dargli pieni poteri, ma non è che i pieni poteri li diamo a Conte. Molte cose non funzionano, Italia Viva vuole una mano al governo quindi siamo pronti a fare la nostra parte, però non ci siederemo mai in un tavolo nel quale la torta da 200 miliardi e pensata per i consulenti romani e non per i cittadini italiani”. E riguardo la mancata firma di Italia Viva sul Mes ha spiegato: “Italia Viva vuole che ci siano i soldi per la sanità, i soldi del Mes per la sanità, più soldi alla sanità e meno soldi ai consulenti agli amici degli amici”.

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