VACCINI, ECCO CHI SONO I GRANDI PROTAGONISTI DIETRO LE QUINTE, CINA (PER ORA) FANALINO DI CODA

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di Patrizia Vassallo

Il gigante farmaceutico statunitense Pfizer e il partner tedesco BioNTech hanno presentato il loro candidato vaccino per l’approvazione normativa di emergenza negli Stati Uniti. Se la Food and Drug Administration (FDA) darà l’attesissimo via libera, entro dicembre partirà la produzione di 50 milioni di dosi e altre 1,3 miliardi di dosi, sufficienti per vaccinare 650 milioni di persone, verranno prodotte nel 2021. Anche la rivale Moderna ha presentato il suo vaccino alla FDA e anch’essa si aspetta di ricevere l’autorizzazione per iniziare le vaccinazioni negli Usa entro quest’anno. Entrambe le società hanno anche presentato i risultati dei test alle autorità di regolamentazione europee per l’autorizzazione di emergenza. Mercoledì, il Regno Unito è diventato il primo paese occidentale a dare l’approvazione di emergenza per l’uso domestico del vaccino Pfizer / BioNTech e gli Stati Uniti probabilmente seguiranno il suo esempio nel giro di pochi giorni.
 
Ad essere in ritardo sul fronte autorizzazioni è la Cina, che pensavamo fosse la prima a tagliare il traguardo, invece poiché ha dovuto fare i suoi test clinici in paesi stranieri a causa di pochi casi di malattia a casa, ora è la meno avvantaggiata in madre patria. Difatti solo 3 settimane fa ha autorizzato Fosun Pharma, il partner nazionale di Pfizer e BioNTech, ad avviare le sperimentazioni cliniche sul loro vaccino. I dati che arrivano dalla Cina parlano di 1 milione di cittadini già vaccinati secondo le linee guida per l’uso di emergenza. Ma non tutti in Cina avranno bisogno di essere vaccinati , ha detto il capo del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie. La Cina ora però deve vincere una battaglia importante.

Quella di riuscire a produrre un vaccino davvero sicuro, perché altrimenti sarebbe molto penalizzata non solo sul fronte diplomatico, ma anche su quello commerciale, in particolar modo in Africa, dove la Cina ha sviluppato profonde relazioni governative e ora fra le sue priorità c’è quella di aiutare i paesi africani a saltare in prima fila per i vaccini. Facendo ancora i conti con le accuse contro le case farmaceutiche cinesi, che si sono lamentano di essere state diffamate dagli Stati Uniti, che hanno accusato la Cina di usare lo spionaggio per rubare i segreti della tecnologia dei vaccini. Il capo di una delle principali società farmaceutiche cinesi ha affermato che gli effetti positivi delle vaccinazioni si vedranno nell’aprile del prossimo anno. Tuttavia, un importante scienziato dell’Organizzazione mondiale della sanità ha anche lanciato un’allerta sul fatto che non ci saranno abbastanza vaccini per tornare alla vita normale fino al 2022.

Dei 16 miliardi di dosi di vaccino che le aziende farmaceutiche prevedono di produrre il prossimo anno, 8 miliardi di dosi sono già state assegnate ai paesi in gran parte più ricchi

A buttare ombre sulla Cina in Italia ci ha pensato il noto Tg satirico Striscia la Notizia, in onda in prima serata su Canale 5, che ha reso noto che l’uso di un vaccino sperimentale, da parte di alcuni cinesi che ne sono già in possesso, è già iniziato.

Tra i problemi da affrontare c’è quello della logistica della distribuzione di miliardi di dosi di vaccino a livello globale perché entrambi i vaccini Pfizer / BioNTech e Moderna devono essere trasportati e conservati a temperature molto basse – da meno 70 a meno 80 gradi centigradi nel primo caso. E questo come abbiamo già scritto rende la distribuzione più difficile, in particolar modi nei paesi in via di sviluppo, e molto costosa.

La Cina, che ha aderito all’iniziativa Covax delle Nazioni Unite per distribuire equamente i vaccini a livello globale, in barba ad accordi già anticipati da importanti economie come Stati Uniti, Unione Europea e Gran Bretagna per accaparrarsi grandi quantità di dosi future garantite, si è posta come obiettivo principale quello di fornire dosi sufficienti per coprire il 20% della popolazione dei paesi partecipanti in tranche eque e sulla stessa sequenza temporale, sia che siano ricchi o poveri.

La posta in gioco è alta per Covax, che si è posta l’obiettivo di fermare la pandemia trattando le nazioni, ricche e povere, in maniera equa. A conti fatti però l’obiettivo di destinare 2 miliardi di dollari per il 2020 in finanziamenti per fermare la pandemia di Covid-19 con il più grande e veloce lancio di vaccini nella storia in tutto il pianeta nel 2021, al momento non è stato raggiunto visto che le risorse sulle quali ad oggi è possibile contare sono poco inferiori ai 200 milioni di dollari

“Al momento non siamo nemmeno sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 20% della popolazione di tutti i paesi coinvolti in Covax perché non ci sono stati investimenti sufficienti”, ha affermato Deborah Gleeson, docente senior di La Trobe Università in Australia specializzata nell’accesso ai farmaci a SCMP.

Ma chi c’è dietro il sostegno finanziario per acquistare e distribuire equamente le dosi tra le diverse esigenze delle nazioni ricche e povere?
 Covax è una struttura (facility), costituita circa 6 mesi fa, supportata dall’ Organizzazione mondiale della sanità al cui timone c’è un partenariato pubblico-privato istituito 20 anni fa dalla Fondazione Bill e Melinda Gates, il cui obiettivo è sempre stato quello di distribuire vaccini per malattie come la poliomielite e il tifo ai paesi più poveri del mondo. 

Il 9 ottobre Covax ha superato un’importante pietra miliare, il termine ultimo per i paesi più ricchi per effettuare pagamenti anticipati per i vaccini. Ad oggi sono 80 le nazioni si sono impegnate su questo fronte, compresa la Cina che ha firmato all’ultimo momento.

Ottenere il sostegno di questi paesi significa che Covax “vive per combattere un altro giorno”, ha affermato David Fidler, membro aggiunto del Council on Foreign Relations di New York.  Il buy-in è “impressionante”, dice Fidler, ma è preoccupato per la misura in cui Gavi potrebbe essere stato costretto a fare dei compromessi sugli interessi dei paesi più ricchi.

L’obiettivo principale di Covax è quello di fornire dosi sufficienti per coprire il 20% della popolazione dei paesi partecipanti in tranche eque e sulla stessa sequenza temporale, sia che siano ricchi o poveri.
Il finanziamento potrebbe rimanere un ostacolo a tale obiettivo, un obiettivo già impegnativo date le grandi quantità di dosi future garantite con accordi anticipati da importanti economie come Stati Uniti, Unione Europea e Gran Bretagna.

“Al momento non siamo nemmeno sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 20% della popolazione di tutti i paesi coinvolti in Covax perché non ci sono stati investimenti sufficienti”, ha affermato Deborah Gleeson, docente senior di La Trobe Università in Australia specializzata nell’accesso ai farmaci.

Un’altra fondazione che riceve donazioni da organizzazioni pubbliche, private, filantropiche e della società civile, per finanziare progetti di ricerca indipendenti per lo sviluppo di vaccini contro le malattie infettive emergenti è la CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations che ha sede a Oslo in Norvegia. Co-fondata e co-finanziata, con 460 milioni di dollari, dalla Bill and Melinda Gates Foundation, The Wellcome Trust e un consorzio di nazioni, tra cui Norvegia, Giappone, Germania a cui hanno successivamente aderito Unione Europea (2019) e Gran Bretagna (2020), è stata concepita nel 2015 e lanciata formalmente nel 2017 al World Economic Forum (WEF) a Davos, in Svizzera. Nel 2017, Nature ha detto: “È di gran lunga la più grande iniziativa di sviluppo di vaccini mai realizzata contro i virus che sono potenziali minacce epidemiche”. 

Anche dietro la GAVI Alliance, un’organizzazione internazionale nata nel Duemila, con sede a Ginevra, di fatto una cooperazione di soggetti pubblici e privati con lo scopo di migliorare l’accesso all’immunizzazione per la popolazione umana in paesi poveri, c’è la mano lunga di Gates e consorte, oltre che dell’UNICEF, dell’OMS e della Banca mondiale.

La posta in gioco per Gavi è enorme. Lo sa bene il suo amministratore delegato Seth Berkley, un epidemiologo statunitense che ha fondato l’International Aids Vaccine Initiative ben consapevole dei rischi nell’affrontare la sfida della vaccinazione Covid-19.

“Il fallimento causerebbe un accesso iniquo con un impatto continuo sull’economia globale e sui programmi principali di Gavi, e potrebbe influenzare la reputazione di Gavi”, ha detto Berkley.

Secondo un aggiornamento dell’8 ottobre di Gavi, il programma è di circa 200 milioni di dollari in meno rispetto al suo obiettivo di finanziamento di 2 miliardi di dollari per il 2020 per i paesi più poveri, con ulteriori 5 miliardi di dollari necessari l’anno prossimo. 
Quei soldi aiuterebbero a pagare le dosi per i 92 paesi a basso reddito inclusi in Covax, mentre le nazioni più ricche pagherebbero per le loro dosi acquistate tramite Covax. Sarà il più grande piano di distribuzione di vaccini mai realizzato al mondo, ora occorre solo vedere passo dopo passo se potrà davvero funzionare.

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