IL SÌ AL MES COSTERÀ UN RIMPASTO DI GOVERNO A CONTE?

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di Patrizia Vassallo

La riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) è diventata realtà. I ministri dell’economia della zona euro hanno dato l’ok definitivo alla modifica del trattato che ridisegna gli aiuti tradizionali del Mes. L’intento della riforma, avviata oltre due anni fa, rafforzare e semplificare l’uso degli strumenti a disposizione del Mes prima del salvataggio di un Paese, ovvero le linee di credito precauzionali, utilizzabili nel caso in cui un Paese venga colpito da uno shock economico e voglia evitare di finire sotto stress sui mercati. La riforma elimina il contestatissimo Memorandum, quello passato alla storia per aver imposto condizioni rigidissime alla Grecia, sostituendolo con una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità. La riforma affida al Mes anche un altro compito, a tutela dei contribuenti: fornirà un paracadute finanziario (backstop) al fondo salva-banche Srf (il fondo unico di risoluzione europeo alimentato dalle banche stesse), qualora, in casi estremi, dovesse finire le risorse a disposizione per completare i ‘fallimenti ordinati’ delle banche in difficoltà.

Sul fronte del no resta stoicamente, come già noto, il leader di Fdi Giorgia Meloni che su Twitter ha scritto: “Continua il surreale dibattito sul MES, con il Governo frantumato e prossimo alla dipartita la sinistra continua a sperticarsi per far sì che l’Italia contragga il debito con il Fondo ammazza Stati. Ci sarà un motivo se nessuno Stato UE ha chiesto il prestito al MES? Tutti matti?”

“Chiunque in Parlamento approverà questo oltraggio, questo danno per gli italiani”, ha dichiarato il leader della Lega Matteo Salvini, parlando con i giornalisti a margine di una visita al parco archeologico di Centocelle, a Roma, si prende una grande responsabilità, se lo fa la maggioranza non mi stupisce, se lo fa qualche membro dell’opposizione finisce di essere compagno di strada della Lega, perché chiaramente ipoteca il futuro dei nostri figli, mettendolo in mano a qualche burocrate, che ha sede in Lussemburgo”.

Una levata di scudi è arrivata dal M5S. Il ministro degli esteri grillino Luigi Di Maio, intervistato dal Corriere della Sera, ha affrontato vari argomenti, dal rimpasto di Governo dicendo “che non è un’opzione, né un allargamento della maggioranza” e ha confermato l’ennesimo no al Mes: “Finché il Movimento 5 Stelle sarà al governo non metterà piede in Italia”

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha chiamato a raccolta gli uomini di governo del suo partito, invitandoli a stare all’erta. A breve il vertice della verità. La strettoia del Mes in cui Conte s’è infilato potrebbe diventare lo spunto per il Nazareno di chiedere un rimpasto.

Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, è tornato a chiedere un rimpasto per gestire i soldi del Recovery: “Ci sono da spendere 200 miliardi per i prossimi 30 anni”.

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