GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, ZAMPA: «IL LOCKDOWN HA AGGRAVATO I MALTRATTAMENTI» E APPESANTITO IL LAVORO DELLE PROCURE

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‘Codice Rosso’, la legge 19 luglio 2019, n. 69 è una legge della Repubblica Italiana a tutela delle donne e dei soggetti deboli che subiscono violenze, per atti persecutori e maltrattamenti

di Patrizia Vassallo

“I dati che il Ministero della Salute ha raccolto presso i Pronto Soccorso nel triennio 2017-2019 ci consegnano un quadro ancora preoccupante, che dimostra come la violenza di genere sia un fenomeno ampio e diffuso: le donne che hanno avuto almeno un accesso in Pronto Soccorso con l’indicazione di diagnosi di violenza tra il 2017 e il 2019 sono state 16.140 per un numero totale di accessi in Pronto Soccorso con l’indicazione di diagnosi di violenza nell’arco del triennio pari a 19.166”.

È quanto dichiara in una nota la Sottosegretaria di Stato alla Salute Sandra Zampa, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

“Il 57% degli accessi è di donne che hanno tra i 18 e i 44 anni, il 24,4% hanno tra 45 e 64 anni, mentre le minorenni costituiscono il 14,3% del totale e le donne con più di 64 anni sono il 4,3%. Se due accessi su tre avvengono perché la donna si reca in Pronto Soccorso di propria iniziativa, quasi un accesso su quattro richiede l’intervento del 118. Al 37% di accessi di donne minorenni è assegnato un triage dopo la visita giallo e al 2% un triage rosso. Nelle donne adulte più del 70% degli accessi in Pronto Soccorso di donne adulte è caratterizzato da un triage verde”, aggiunge Zampa, che ricorda come “il problema principale riscontrato nel 44% degli accessi in Pronto Soccorso è il trauma, più frequente nelle donne over 35, mentre in più del 70% degli accessi il tipo di trauma rilevato è l’aggressione e il 14% degli accessi è caratterizzato da incidente domestico più frequente nelle donne over 65”  

Il lockdown imposto dal Covid-19 ha aggravato gli episodi di maltrattamento tra le mura domestiche.

“L’emergenza pandemica provocata dal coronavirus”, spiega la Sottosegretaria, “ha di fatto acuito il fenomeno della violenza contro le donne: basti pensare al Numero Rosa 1522, che tra marzo e giugno 2020 ha registrato un numero di chiamate, sia telefoniche sia via chat, più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”.

Nel corso del 2020 il Ministero della Salute, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, si è impegnato nella formazione delle operatrici e degli operatori attivi per il contrasto alla violenza maschile contro le donne. Iniziato il 29 gennaio 2020, il progetto si è concluso il 29 settembre 2020 e ha visto il coinvolgimento di 26.347 professionisti che operano presso o in collegamento con 642 Pronti soccorso di tutte le Regioni italiane.

“È fondamentale utilizzare modelli d’intervento coordinati, multidisciplinari ed inter-istituzionali, che rispondano in modo efficace ai bisogni delle vittime di violenza. È necessario garantire protezione fisica, strutture d’accoglienza in emergenza, aiuto sanitario, psicologico, legale, economico e un accompagnamento in un nuovo progetto di vita che porti la donna a superare il maltrattamento subito”, conclude Zampa.

Codice rosso

La nota legge del 19 luglio 2019, n. 69 a tutela delle donne e dei soggetti deboli che subiscono violenze, per atti persecutori e maltrattamenti, pubblicata sulla G.U. del 25 luglio 2019 ed entrata in vigore dal 9 agosto dello stesso anno, ha introdotto “modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere” di fatto garantendo un avvio veloce del procedimento penale per alcuni reati: tra gli altri maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, con l’obiettivo di riuscire ad adottare provvedimenti di protezione delle vittime più celeri. Di fatto accade che la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, lo renda noto immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale. Successivamente il compito del pubblico ministero, nelle ipotesi in cui proceda per i delitti di violenza domestica o di genere, entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, (il termine di tre giorni può essere prorogato solamente in presenza di imprescindibili esigenze di tutela di minori o della riservatezza delle indagini, pure nell’interesse della persona offesa) deve assumere informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato.

Nuovi reati

Nel codice penale la legge in questione inserisce ben 4 nuovi reati:   

– il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (cd. revenge porn), punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro: la pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati. La condotta può essere commessa da chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, diffonde, senza il consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati. La fattispecie è aggravata se i fatti sono commessi nell’ambito di una relazione affettiva, anche cessata, ovvero mediante l’impiego di strumenti informatici.

– il reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, sanzionato con la reclusione da otto a 14 anni. Quando, per effetto del delitto in questione, si provoca la morte della vittima, la pena è l’ergastolo;

– il reato di costrizione o induzione al matrimonio, punito con la reclusione da uno a cinque anni. La fattispecie è aggravata quando il reato è commesso a danno di minori e si procede anche quando il fatto è commesso all’estero da o in danno di un cittadino italiano o di uno straniero residente in Italia;

– violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, sanzionato con la detenzione da sei mesi a tre anni. 

Sanzioni

Si accrescono le sanzioni già previste dal codice penale:

– il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi, da un intervallo compreso tra un minimo di due e un massimo di sei anni, passa a un minimo di tre e un massimo di sette; 

– lo stalking passa da un minimo di sei mesi e un massimo di cinque anni a un minimo di un anno e un massimo di sei anni e sei mesi; 

– la violenza sessuale passa da sei a 12 anni, mentre prima andava dal minimo di cinque e il massimo di dieci;

– la violenza sessuale di gruppo passa a un minimo di otto e un massimo di 14, prima era punita col minimo di sei e il massimo di 12.

Termini e aggravanti

In relazione alla violenza sessuale viene esteso il termine concesso alla persona offesa per sporgere querela, dagli attuali 6 mesi a 12 mesi. Vengono inoltre ridisegnate ed inasprite le aggravanti per l’ipotesi ove la violenza sessuale sia commessa in danno di minore di età.

Inoltre, è stata inserita un’ulteriore circostanza aggravante per il delitto di atti sessuali con minorenne: la pena è aumentata fino a un terzo quando gli atti sono posti in essere con individui minori di 14 anni, in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità, pure solo promessa.Nell’omicidio viene estesa l’applicazione delle circostanze aggravanti, facendovi rientrare finanche le relazioni personali.

Sul fronte delle misure cautelari affinché il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima di violenze, possa avere davvero effetto è stato consentito al giudice di attivare a garantire procedure di controllo attraverso mezzi elettronici o ulteriori strumenti tecnici, come per esempio il noto e già collaudato braccialetto elettronico. Anche il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi viene ricompreso tra quelli che permettono l’applicazione di misure di prevenzione. Il blocco del lavoro di tanti tribunali in tutta Italia a causa del lockdown di certo non ha aiutato il lavoro delle Procure già oberate da un surplus di altri casi da valutare, con il risultato che per i pm riuscire a fare fronte a tutti gli impegni spesso si trasforma in un salto agli ostacoli.  Troppo lavoro e troppo poco personale amministrativo. Con il risultato che questa situazione incresciosa non riesca a garantire una risposta sul fronte della Giustizia in generale, quindi per tutti i cittadini, che merita il territorio. 

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