CORONAVIRUS, IN ARRIVO NEGLI OSPEDALI EUROPEI 200 ROBOT PER LA DISINFEZIONE

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di Patrizia Vassallo

Fra le tante discussioni in corso in Europa per contrastare la diffusione del Coronavirus e fornire agli Stati membri le attrezzature necessarie, la Commissione ha detto sì a un’iniziativa singolare: l’acquisto di 200 robot per i quali sono stati stanziati 12 milioni di euro per la disinfezione da distribuire agli ospedali di tutta Europa.

Gli ospedali della maggior parte degli Stati membri hanno manifestato il bisogno di questi robot e l’interesse a riceverli. I robot sono in grado di disinfettare le stanze dove sono ricoverati i pazienti in soli 15 minuti utilizzando la luce ultravioletta e contribuiscono a prevenire e ridurre la diffusione del virus. Il processo verrebbe controllato da un operatore posizionato al di fuori dello spazio da disinfettare, al fine di evitare qualsiasi esposizione ai raggi UV.

“Le nuove tecnologie possono stimolare il cambiamento, come testimoniano i robot per la disinfezione. Mi compiaccio per questa azione volta ad aiutare gli ospedali in Europa a ridurre il rischio di infezione, un passo importante per contenere la diffusione del coronavirus”, ha detto la Vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager.

“L’Europa si è dimostrata resiliente e solidale durante la crisi”, ha aggiunto il Commissario per il Mercato interno Thierry Breton. “Dal rimpatrio dei cittadini UE bloccati all’estero, all’aumento della produzione di mascherine, alla distribuzione di attrezzature mediche ai paesi in difficoltà all’interno del mercato unico, siamo intervenuti per proteggere i cittadini. Ora distribuiremo robot per la disinfezione agli ospedali affinché i cittadini possano beneficiare di questa tecnologia potenzialmente salvavita”

Resta invece un punto fermo il fatto che la fetta più grande del bilancio resterà disponibile per garantire la produzione di vaccini nell’UE e un approvvigionamento sufficiente per i suoi Stati membri attraverso accordi di acquisto preliminari con produttori di vaccini. Ad oggi la Commissione europea ha raggiunto accordi con quattro aziende farmaceutiche per l’acquisto di un potenziale vaccino contro il COVID-19:

  • AstraZeneca, per l’acquisto di 300 milioni di dosi, con l’opzione di 100 milioni di dosi supplementari
  • Sanofi-GSK, per acquistare fino a 300 milioni di dosi.
  • Janssen Pharmaceutica NV, una delle società farmaceutiche di Johnson & Johnson
  • BioNTech-Pfizer, per un acquisto iniziale di 200 milioni di dosi e la possibilità di acquistarne altri 100 milioni
  • CureVac, per l’acquisto di 225 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri dell’UE, oltre alla possibilità di richiedere fino a 180 milioni di ulteriori dosi.

Nel frattempo sono stati conclusi colloqui esplorativi con Moderna, per un acquisto iniziale di 80 milioni di dosi e la possibilità di acquistarne altri 80 milioni. Ovviamente restano aperte le strade anche per altri produttori di vaccini.

Gli sforzi dell’Europa sul fronte dei trattamenti

Il 28 luglio la Commissione europea ha firmato un contratto con l’azienda farmaceutica Gilead per garantire l’approvvigionamento di dosi di Veklury, il nome commerciale della sostanza terapeutica Remdesivir.

Veklury è stato il primo farmaco autorizzato a livello dell’UE per la cura dei pazienti affetti da COVID-19

Con il sostegno della Commissione, partite di Veklury saranno messe a disposizione degli Stati membri e del Regno Unito. I lotti arriveranno negli Stati membri e nel Regno Unito in più consegne. Il primo lotto (per circa 7.300 pazienti) è stato inviato in agosto e il secondo (per circa 12.500 pazienti) arriverà nei paesi nella prima metà di settembre. L’ultima consegna è prevista per ottobre 2020.

Lo strumento per il sostegno di emergenza della Commissione finanzierà il contratto da 63 milioni di euro per garantire il trattamento di circa 30.000 pazienti con sintomi gravi di COVID-19. Il 7 ottobre la Commissione ha firmato con Gilead un contratto quadro di aggiudicazione congiunta per la fornitura di un massimo di 500.000 cicli di trattamento di Veklury, che consentirà a tutti i paesi dell’UE, ai paesi del SEE, al Regno Unito, nonché a sei paesi candidati e potenziali candidati di effettuare ordini per l’acquisto diretto del farmaco. La Commissione ha inoltre previsto una spesa aggiuntiva di 7 milioni di euro per ulteriori forniture di Veklury al fine di coprire il fabbisogno in attesa delle consegne nell’ambito dell’aggiudicazione congiunta.

Il 31 luglio la Commissione europea ha invitato oltre 200 servizi per la raccolta del sangue in tutta l’UE a richiedere finanziamenti per l’acquisto di attrezzature per la plasmaferesi, vale a dire apparecchiature che consentono il prelievo di plasma da donatori guariti. Queste attrezzature supplementari aumenteranno la capacità di raccolta del plasma da convalescenti e contribuiranno a una maggiore preparazione per la raccolta rapida in caso di nuovi picchi o future ondate della pandemia. Saranno concesse sovvenzioni ai servizi pubblici e alle ONG che effettuano la raccolta di sangue autorizzati a raccogliere plasma. Il bilancio disponibile è di 40 milioni di euro. 

Il 13 novembre la Commissione ha concesso una sovvenzione di 1 milione di euro, finanziata nell’ambito dello strumento per il sostegno di emergenza, per sostenere la realizzazione di una sperimentazione clinica del diverso utilizzo del Raloxifene, un medicinale esistente utilizzato per prevenire e trattare l’osteoporosi, individuato attraverso la piattaforma di supercalcolo Exscalate4CoV di Orizzonte 2020 come molecola promettente per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19. L’obiettivo della sperimentazione, che coinvolgerà 450 partecipanti, è valutare l’efficacia e la sicurezza del Raloxifene e la sua capacità di prevenire la replicazione del virus COVID-19 nelle cellule e ridurre il tempo medio di escrezione virale nei pazienti affetti da COVID-19 che non presentano ancora sintomi gravi.

Test: firmato accordo con la Federazione internazionale delle società della Croce Rossa

I test sono uno strumento decisivo per rallentare la diffusione del coronavirus. Il 28 ottobre la Commissione europea ha annunciato che mobiliterà 100 milioni di euro attraverso lo strumento per il sostegno di emergenza per acquistare direttamente test antigenici rapidi e distribuirli agli Stati membri. Sta inoltre preparando un appalto congiunto per agevolare l’accesso degli Stati membri ai test antigenici rapidi. Allo stesso tempo, la Commissione ha adottato una raccomandazione sulle strategie di test per la COVID-19, che comprendono il ricorso a test antigenici rapidi.

Il 18 novembre la Commissione europea ha firmato un accordo con la Federazione internazionale delle società della Croce Rossa (IFRC) che mette a disposizione 35,5 milioni di euro mediante lo strumento per il sostegno di emergenza al fine di incrementare la capacità di effettuare test COVID-19 nell’UE. Il finanziamento sarà impiegato per sostenere la formazione del personale adibito al prelievo e all’analisi dei campioni e all’esecuzione dei test, in particolare mediante attrezzature mobili. Il finanziamento consentirà alle équipe mobili per i test della Croce Rossa di accedere alle attrezzature, agli strumenti di laboratorio e ai reagenti necessari per prelevare campioni ed effettuare test, sostenendo l’attività delle autorità nazionali.

Stanziamenti

La Commissione ha stanziato 150 milioni di euro per aiutare 18 Stati membri e il Regno Unito a finanziare, tra aprile e settembre 2020, spedizioni di merci comprendenti dispositivi di protezione individuale, medicinali e attrezzature mediche salvavita. La Repubblica ceca e la Slovacchia, tanto per fare un esempio, hanno ricevuto oltre 1000 tonnellate di dispositivi di protezione individuale essenziali e oltre sette tonnellate di dispositivi di protezione individuale li ha ricevuti la Bulgaria.

Quasi 100 milioni di euro sono stati destinati all’acquisto di dispositivi di protezione individuale (mascherine, guanti, occhiali, camici), ventilatori e farmaci per la prevenzione e cura del Coronavirus, nonché di servizi per garantire la qualità di tali prodotti e agevolarne l’uso.

Dispositivi di protezione individuale

La Commissione ha acquistato 10 milioni di mascherine per proteggere gli operatori sanitari. Le mascherine sono state consegnate in lotti ai paesi dell’UE che hanno manifestato interesse. Finanziamenti sono stati stanziati anche per l’approvvigionamento di dosi di Veklury, il nome commerciale della sostanza terapeutica Remdesivir, che è stato il primo farmaco autorizzato a livello dell’UE per la cura dei pazienti affetti da COVID-19.

Formazione degli operatori nei reparti di terapia intensiva

Il 18 agosto la Commissione ha firmato un contratto per erogare un finanziamento di 2,5 milioni di euro per la formazione di un gruppo multidisciplinare di personale sanitario che opera nei reparti di terapia intensiva. Il programma di formazione attuato in tutta l’UE fra agosto e dicembre 2020 avrebbe dovuto coinvolgere almeno 1 000 ospedali e 10.000 operatori, fra medici e infermieri. Obiettivo? Fornire competenze mediche specialistiche agli operatori sanitari che non lavorano regolarmente nei reparti di terapia intensiva per contribuire ad aumentare la capacità del personale medico che potrebbe poi essere impiegato in caso di necessità di un potenziamento rapido, temporaneo e significativo in questi reparti.

Le App per il tracciamento dei contatti

Nel contesto della lotta al Coronavirus la maggior parte degli Stati membri ha lanciato un’applicazione nazionale di tracciamento dei contatti e allerta o prevede di farlo. Da noi tanto ha fatto discutere l’app Immuni, che ad oggi non ha avuto il successo che si pensava che avesse, per il numero esiguo delle adesioni (perché da molti è stata vista come uno strumento invasivo non sicuro sul fronte della privacy). La Commissione Europea ha messo a disposizione circa 10 milioni di euro per collegare queste app nazionali e sfruttare appieno il potenziale delle applicazioni mobili di tracciamento dei contatti di prossimità e allerta, al fine di spezzare la catena delle infezioni da Coronavirus e salvare vite umane, anche quando si attraversano le frontiere. Il 19 ottobre, dopo il passaggio positivo della fase pilota, è entrato in funzione il servizio gateway di interoperabilità ossia il sistema che collega le applicazioni nazionali in tutta l’UE con il compito di garantire uno scambio sicuro di informazioni tra le applicazioni nazionali sulla base di un’architettura decentrata e un elevato livello di protezione dei dati. Di fatto il Corona-Warn-App per la Germania, il COVID tracker per l’Irlanda e l’italiana Immuni, già scaricate da circa 30 milioni di persone e altre App avrebbero già dovuto interagire l’una con l’altra, di fatto però la piena operatività del gateway è stata poi assicurata entro la fine di ottobre. Ad oggi però non ci sono certezze conclamate.

Il gateway, un’infrastruttura digitale che garantisce la trasmissione di informazioni tra i server back-end delle applicazioni nazionali, permetterà a tali applicazioni di funzionare senza soluzione di continuità anche a livello transfrontaliero. In questo modo gli utenti dovranno installare solo un’applicazione e potranno comunque segnalare un test positivo all’infezione o ricevere un’allerta anche quando viaggiano all’estero. La sua funzione? Fare circolare in modo efficiente gli identificativi arbitrari tra le applicazioni nazionali, in modo da ridurre al minimo la quantità di dati scambiati e quindi il consumo di dati da parte degli utenti. Il gateway tratterà esclusivamente le chiavi arbitrarie generate dalle applicazioni nazionali; le informazioni scambiate saranno pseudonimizzate, criptate, limitate al minimo indispensabile e conservate solo per il tempo necessario al tracciamento delle infezioni e non sarà possibile l’identificazione di singole persone. Il gateway è stato sviluppato e realizzato da T-Systems e SAP, sarà gestito dal Data Centre della Commissione a Lussemburgo e sarà operativo a partire da ottobre, al termine di una fase di test.

“Molti Stati membri hanno introdotto applicazioni nazionali di tracciamento dei contatti e allerta. Ora è giunto il momento di farle interagire. I viaggi e gli scambi personali sono al centro del progetto europeo e del mercato unico e in questi tempi segnati dalla pandemia il gateway contribuirà ad agevolarli e a salvare vite umane”, ha detto Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno. E  Stella Kyriakides, Commissaria per la Salute e la Sicurezza alimentare, ha aggiunto: “Applicazioni di tracciamento dei contatti e allerta per il coronavirus che funzionano al di là dei confini nazionali possono essere strumenti potenti per aiutarci a contenere la diffusione della COVID-19. Con il nuovo aumento dei contagi, queste applicazioni possono integrare altre misure, come un maggior numero di test e il tracciamento manuale dei contatti. Se diffuse a sufficienza possono aiutarci a spezzare la catena delle infezioni. Continueremo di lottare su ogni fronte contro la pandemia”.

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