IL MOBBING È VIOLENZA. PER COMBATTERLO SERVE UNA LEGGE AD HOC E IN EUROPA UNA STRATEGIA COMUNE E UNO STRUMENTO GIURIDICAMENTE VINCOLANTE

Spread the love

di Benedetta Bellini Sforza

La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione basata sul genere. Radicata nelle disuguaglianze tra uomini e donne, assume molte forme. Le stime sull’entità del problema sono allarmanti. Tale violenza ha un forte impatto sulle vittime e impone un notevole onere di costi alla società. Gli strumenti messi in atto dalle Nazioni Unite e dal Consiglio d’Europa, compresa la “Convenzione di Istanbul” di quest’ultimo, a cui l’UE intende aderire, sono parametri di riferimento negli sforzi per combattere la violenza contro le donne. L’UE sta affrontando il problema in vari modi, ma non ha uno strumento vincolante progettato specificamente per proteggere le donne dalla violenza. Sebbene vi siano somiglianze tra le politiche nazionali per combattere la violenza contro le donne, gli Stati membri hanno adottato approcci diversi al problema. Gli sforzi si sono concentrati sul rafforzamento della politica dell’UE nel settore. Il Parlamento ha ripetutamente chiesto una strategia dell’Unione europea per contrastare la violenza contro le donne. Serve anche uno strumento giuridicamente vincolante per combattere il mobbing, che genera violenza, una violenza subdola, sottobosco, che non fa distinzione di genere, volta a isolare e distruggere psicologicamente una persona, e mai argomento è di attualità come oggi, per esempio quando un’azienda ha necessità sfoltire la forza lavoro. E quel che è peggio (per la vittima) è che lo fa con la complicità degli altri lavoratori che per non diventare a loro volta vittime si piegano a qualsiasi ricatto pur di restare nel limbo degli intoccabili.

Di prassi la violenza assume molte forme. Sono in aumento il numero delle persone e non solo donne che stanno sperimentando la violenza sul posto di lavoro (MOBBING). Raccogliere dati affidabili e comparabili è difficile perché, per vari motivi (tra cui paura e vergogna), le vittime spesso non parlano, non segnalano atti di violenza commessi contro di loro per timore di ritorsioni licenziamenti, isolamento, aumento delle torture psicologiche.

Tornando al fronte femminile  l’Agenzia per Diritti fondamentali (FRA) parla di dati allarmanti. Quali sono i numeri delle violenze? Secondo il Consiglio d’Europa il 20% al 25% delle donne in Europa subiscono violenza fisica almeno una volta durante la loro vita adulta e che più del 10% ha subito violenze sessuali che comportano l’uso della forza. 

Solo per citare qualche numero, secondo uno studio del Parlamento europeo, il costo totale annuo della violenza contro le donne nell’UE ammontava a più di 228 miliardi di euro nel 2011. Quali i costi oggi?

Anche le Nazioni Unite si sono occupate di violenze sulle donne con la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (1979) e con la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne (1993) e sebbene quest’ultima non sia vincolante, questa è la prima dichiarazione, il primo testo internazionale che tratta esclusivamente di violenza contro le donne.

Anche a Pechino nel 1995 si era affrontato il problema della violenza contro le donne con una Piattaforma d’azione, che è stata adottata alla quarta conferenza mondiale sulle donne proprio lo stesso anno. La piattaforma elencava le misure che avrebbero dovuto essere adottate per prevenire e contrastare questa forma di violenza.

Consiglio d’Europa

Nel 2002, il Comitato dei Ministri ha adottato una Raccomandazione sulla protezione delle donne contro la violenza in cui ha invitato gli Stati membri a elaborare piani d’azione prevenire la violenza e proteggere le vittime. La Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e domestica violenza (“Convenzione di Istanbul”) è stata sottoscritta ed entrata in vigore nell’agosto 2014 ed è stata la prima convenzione europea giuridicamente vincolante nel settore, creando un quadro completo per prevenire la violenza, proteggere le vittime e perseguire gli autori. Il 18 novembre 2015, ben 25 Stati membri dell’UE hanno firmato la convenzione e solo 12 (AT, DK, FI, FR, IT, MT, NL, PL, PT, SL, ES, SE) e l’hanno ratificata. 

E tre sono stati gli Stati membri dell’UE (BG, CZ, LV) che non hanno né firmato né ratificato la Convenzione (nell’ottobre 2015 la Commissione Europea ha pubblicato una tabella di marcia indicativa per un’eventuale adesione dell’UE alla Convenzione).

Cosa sta facendo l’UE

Il trattato sull’Unione europea (TUE) afferma il principio dell’uguaglianza di genere e della non discriminazione (articolo 2). La Carta dei diritti fondamentali garantisce i diritti delle persone alla dignità (titolo I) e all’uguaglianza (titolo III). Comprende anche disposizioni specifiche sulle persone diritto all’integrità fisica e mentale e vieta qualsiasi forma di discriminazione nei confronti del motivi di sesso

Impegni politici

Il programma di Stoccolma (2010-2014) ha sottolineato che le donne vittime di violenza necessitano di maggiore protezione, compresa la protezione legale, e ha rafforzato l’impegno dell’UE ad affrontare maggiormente la violenza di genere

Con la Carta delle donne adottata dalla Commissione nel marzo 2010 era stato stabilito un piano d’azione globale per combattere la violenza contro le donne. Ma ad oggi una strategia sull’uguaglianza di genere di lotta contro la violenza anche psicologica che talvolta è peggiore di quella fisica, a livello dell’UE non c’è. Di grande valenza è stata l’adozione delle direttiva Vittime tra donne e uomini affinché prendesse forma di un piano d’azione per mantenere come priorità la lotta contro tutte le forme di violenza contro le donne.

Quali misure legislative ad oggi?

L’UE non dispone attualmente di uno strumento vincolante specifico progettato per proteggere le donne dalla violenza. Tuttavia, sono stati stabiliti strumenti giuridici in diverse aree in cui le donne possono essere vittime di violenza. Questi strumenti riguardano, tra l’altro, la parità di trattamento e la non discriminazione (Direttiva 2002/73 / CE relativa alla parità di trattamento per quanto riguarda l’accesso a occupazione e condizioni di lavoro e la direttiva 2004/113 / CE sulla parità di trattamento nell’accesso e nella fornitura di beni e servizi); la lotta contro la tratta di esseri umani (Direttiva 2011/36 / UE sulla lotta al traffico e Direttiva 2004/81 / CE relativa al permesso di soggiorno rilasciato a cittadini di paesi terzi che sono vittime di tratta); e protezione delle vittime (Direttiva 2012/29 / UE sui diritti e protezione delle vittime di reato, e  Direttiva 2011/99 / UE sulla protezione europea ordine in materia penale e il regolamento (UE) n. 606/2013 sul riconoscimento reciproco di misure di protezione in materia civile). La Commissione europea e il SEAE hanno adottato un piano d’azione sulla parità di genere per le relazioni esterne per il 2016-2020, che dà priorità violenza contro donne e ragazze. Ma per combattere il mobbing che è una consuetudine sempre più consolidata nei posti di lavoro cosa si facendo?

Non esiste una legge contro il mobbing, il Parlamento Europeo deve fare il primo passo

La violenza psicologica, le molestie sessuali sono punibili in modi diversi a seconda del Paese di appartenenza. Ma non esiste alcuna legge comune contro il MOBBING che non fa distinzione di genere. Occorre passare dalle parole ai fatti. Riusciranno il Parlamento Europeo, che finora ha svolto un ruolo importante sul campo dei diritti, e le maestranze politiche locali di ogni nazione a fare fronte unito per passare dalle parole ai fatti?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »
error: Content is protected !!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: