BREXIT CI SARÀ SVOLTA LAST MINUTE?

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L’ex consigliere del premier Boris Johnson, Dominic Cummings mentre esce dal n. 10 di Downing Street

di Patrizia Vassallo

Nulla è mai per sempre. Così è finito anche il sodalizio tra il premier Boris Johnson e il suo oramai ex consigliere Dominic Cummings, balzato alle cronache la scorsa primavera per avere violato il lockdown.  L’uomo che era stata la mente della campagna “Vote Leave” e del successo di Johnson  alle elezioni del 2019 il ieri sera è stato visto uscire dal numero 10 della sede ufficiale del Governo con alcune scatole in cui aveva appena impacchettato le sue cose. Un addio che arriva quasi in concomitanza con le dimissioni imposte anche al direttore della Comunicazione del governo, Lee Cain, sostituito da Allegra Stratton, ex giornalista di Bbc e Itv chiamata a salvare l’immagine e la popolarità in forte declino del primo ministro.

Allegra Stratton, ex giornalista di Bbc e Itv, nuovo capo ufficio stampa di Boris Johnson

 Per molti due mosse tattiche di Johnson per scrollarsi di dosso un po’ di accuse anche sullo stallo delle trattative sulla Brexit con l’Eu, che in questo momento pesano come macigni. E che potrebbero trasformarsi in pietre tombali per Johnson se il Partito Conservatore andasse incontro a una pesante sconfitta alla tornata di elezioni amministrative del maggio 2021.

Un portavoce di Johnson si è limitato a negare che la vicenda possa partorire un ammorbidimento di Londra nel negoziato con Bruxelles, prossimo la settimana entrante all’ultimo giro di giostra, sulle relazioni future commerciali post divorzio giurando che le condizioni minime per evitare un no deal potenzialmente catastrofico “restano immutate”.

Nessun progresso nei negoziati sulla Brexit

Ad oggi restano irrisolte alcune questioni che stanno particolarmente a cuore al Regno Unito, come la pesca, le regole di concorrenza lealeinclusi gli aiuti di Stato.  All’inizio di settembre Dominic Raab aveva ribadito che i punti chiave restavano i diritti di pesca nelle acque britanniche e le richieste di parità di condizioni dell’UE che in pratica significa il rispetto delle norme europee sui diritti dei lavoratori e sugli aiuti di Stato alle imprese. E aveva sottolineato che era fondamentale che la Gran Bretagna mantenesse il controllo sulle proprie regole in materia di sussidi, che è la questione più spinosa, poiché potrebbero interessare tutte le imprese e la concorrenza.

La realtà è che non c’è univocità di intenti e c’è una profonda differenza di aspettative. Il Regno Unito punta ad avere un proprio regime di regolamentazione. La l’UE, non le riconosce questa autonomia 

Ma il tempo scarseggia e sembra difficile ora cercare di colmare i divari che rimangono tra le due posizioni.

Downing Street ha rifiutato di fissare una scadenza per i colloqui scaricando la responsabilità dei rimandi sull’UE.

Una fonte del governo britannico ha affermato che una delle questioni più difficili sono gli aiuti di Stato. “Abbiamo una visione diversa dall’UE su ciò che è appropriato in materia di parità di condizioni”, ha detto la fonte. “Siamo stati chiari sul fatto che possiamo guardare a principi comuni per i nostri diversi sistemi di sussidi e forse anche alla capacità di agire se una sovvenzione importante distorce effettivamente il commercio. Quello che non possiamo accettare sono accordi che ci imporrebbero di applicare sistemi di leggi equivalenti a quelli dell’UE e di farci pagare una penale se ci allontanassimo da essi. Abbiamo bisogno di uno spazio politico per decidere cosa è nell’interesse futuro del Regno Unito. Questa è l’essenza stessa di ciò che riguarda la Brexit “.

Simon Coveney, il ministro degli esteri irlandese, ha affermato: “Raggiungere un accordo nelle prossime settimane è molto difficile ma penso anche che sia fattibile. Nessun accordo è nell’interesse di nessuno”. E poi ha detto: “Il governo britannico sa perfettamente che cosa è necessario per raggiungere un accordo. Non credo che la domanda dell’UE sia irragionevole, ma l’UE deve anche mostrare un compromesso per soddisfare molte richieste britanniche. Questa è una grande sfida per l’UE e per i nostri negoziatori per garantire che ci sia un’equa condivisione degli oneri in termini di flessibilità o compromessi”.

Coveney ha poi aggiunto che la questione più controversa rimane la pesca e l’UE deve garantire che nessuno Stato membro sia “influenzato in modo sproporzionato da eventuali nuovi accordi”. “Non credo che nessuna delle due parti possa ottenere il 100% di ciò che sta cercando sul pesce. È necessario raggiungere un compromesso con cui entrambe le parti possono convivere nel contesto di altre aree in cui anche la flessibilità deve essere fornita e dimostrata”.

Il ministro degli esteri Dominic Raab i mesi scorsi aveva sottolineato che “tutto ciò che il Regno Unito chiede è di essere trattato come qualsiasi altro paese nei negoziati di libero scambio”. Sottolineando che “nessun altro paese accetterebbe di essere vincolato o controllato dalle regole dell’UE. . . questo è un semplice punto di principio”.

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