CORONAVIRUS, FARMACI, VACCINO… A CHE PUNTO SIAMO?

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di Patrizia Vassallo

L’Unione Europea ha accettato di acquistare fino a 300 milioni di dosi del vaccino contro il Coronavirus da BioNTech/Pfizer, a fronte degli ottimi risultati ottenuti nelle prove. Lunedì, Pfizer e BioNTech, hanno dichiarato che il loro vaccino è stato testato su 43.500 persone e che non sono emersi problemi di sicurezza. I primi dati suggeriscono che il vaccino proteggerà oltre il 90% delle persone dallo sviluppo dei sintomi del Covid-19. La consegna delle dosi dovrebbero iniziare entro la fine di quest’anno, hanno detto le società. Ma l’UE si è rifiutata di fornire dettagli più precisi sulla commercializzazione del vaccino.

Molte sono già le aziende che prevedono di richiedere l’approvazione di emergenza per utilizzarlo entro la fine di novembre e un numero limitato di persone potrebbe già fare il vaccino entro quest’anno. Merveilleux! Ma sarà davvero così?

Quali vaccini sembrano avere maggiori probabilità di successo?

Pfizer/BioNtech è la prima azienda farmaceutica a condividere i dati delle fasi finali del test, noto come studio di fase 3. Questo è un punto cruciale nello sviluppo del vaccino, dove alcuni vaccini sperimentali falliranno. Nelle prossime settimane sono previsti anche risultati di prova su un vaccino sviluppato dal produttore britannico di farmaci AstraZeneca e dagli scienziati dell’Università di Oxford. Nel frattempo sono stati rilasciati dati incoraggianti anche sul vaccino russo chiamato Sputnik V, che secondo gli scienziati russi pare abbia un’efficienza pari al 92%, addirittura superiore a quella del vaccino della Pfizer/BioNtech.

E gli altri vaccini in fase di sperimentazione?

Ci sono molti altri vaccini nella fase finale del test, tra cui Moderna negli Stati Uniti, Wuhan Institute of Biological Products e Sinopharm in Cina e Gamaleya Research Institute in Russia.

In Brasile invece la sperimentazione di un farmaco sviluppato dalla società cinese Sinovac è stata sospesa in seguito alla morte di un volontario. Molti si domandano quale sia lo scopo del vaccino, e quali siano i modi per testarlo in laboratorio. La risposta è semplice: gli approcci sono diversi. Pfizer / BioNtech (e Moderna) hanno sviluppato quello che è noto come un vaccino a RNA. Questo utilizza un approccio sperimentale, che prevede l’iniezione di parte del codice genetico del virus nel corpo, al fine di addestrare il sistema immunitario. Una volta all’interno del corpo, questo inizia a produrre proteine ​​virali per allenare il corpo. Questa è una tecnica completamente nuova.

I vaccini di Oxford e quello russo prendono un virus innocuo che infetta gli scimpanzé e lo modificano geneticamente per farlo assomigliare al Coronavirus, nella speranza di ottenere una risposta.

Due dei grandi vaccini fabbricati in Cina utilizzano il virus originale, ma in una forma disabilitata, affinché non possa sviluppare alcuna infezione. Quale sarà la vera grande sfida? Capire quale metodo produrrà i migliori risultati.

Quando sarà disponibile un vaccino?

Pfizer ritiene che sarà in grado di fornire 50 milioni di dosi entro la fine di quest’anno e circa 1,3 miliardi entro la fine del 2021.

Il Regno Unito dovrebbe ottenere 10 milioni di dosi entro la fine del 2020, con ulteriori 30 milioni di dosi già ordinate.

Astra Zeneca / Oxford ha accettato di fornire 100 milioni di dosi del suo vaccino al solo Regno Unito e forse due miliardi a livello globale – se dovesse avere successo.

Chi riceverà per primo il vaccino?

I residenti delle case di cura per anziani e il personale delle case di cura sono in cima alla lista delle priorità preliminari del Regno Unito. Seguiti da operatori sanitari come il personale ospedaliero e gli over 80.

Cosa c’è ancora da fare?

  • Le prove devono dimostrare che il vaccino è sicuro – non sarebbe utile se causasse più problemi della malattia
  • Gli studi clinici devono dimostrare che i vaccini impediscono alle persone di ammalarsi o almeno riducono il numero di morti
  • Deve essere sviluppato un modo per produrre il vaccino su vasta scala per miliardi di potenziali dosi
  • I regolatori devono approvare il vaccino prima che possa essere somministrato

Si pensa che il 60-70% della popolazione mondiale debba essere immune al virus per impedirne la facile diffusione (noto come immunità di gregge) – in altre parole, miliardi di persone, anche se il vaccino funzionerà perfettamente.

Nel frattempo quali sono i farmaci salvavita per chi viene contagiato o si ammala di Covid-19?

Attualmente è in corso una ricerca che ha messo al vaglio circa 150 farmaci diversi in diversi Paesi del mondo. La maggior parte sono farmaci esistenti che vengono sperimentati contro il virus.

  • Il Regno Unito sta conducendo il più grande studio clinico al mondo , chiamato Recovery, Sono oltre 12.000 i pazienti che prendono parte e l’obiettivo è testare quali farmaci funzionano e non funzionano
  • L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) è impegnata nel processo Solidarity per valutare trattamenti promettenti nei paesi di tutto il mondo
  • Diverse società farmaceutiche stanno conducendo numerosi test sui loro farmaci

Quali i farmaci sotto la lente di ingrandimento? I farmaci antivirali che influenzano direttamente la capacità del Coronavirus di prosperare all’interno del corpo, quelli che in grado di placare e rimodulare la risposta immunitaria (il Covid-19 grave è causato dal sistema immunitario dei pazienti che reagisce in modo eccessivo e danneggia il corpo) perlopiù off label e gli anticorpi prelevati dal plasma preferibilmente di chi ha già contratto ed è guarito dal virus. È possibile che farmaci diversi funzionino meglio in fasi diverse, come gli antivirali all’inizio e i farmaci immunitari nelle malattie in fase avanzata ma anche questi aspetti e combinazioni di terapie sono attualmente in fase di studio

Gli steroidi sono per davvero gli unici farmaci salvavita?

Di tutti i farmaci in fase di sperimentazione, solo gli steroidi hanno dimostrato di salvare vite umane e la scoperta è stata una svolta significativa nella lotta contro il Coronavirus. Lo studio Recovery nel Regno Unito ha mostrato che lo steroide desametasone riduce il rischio di morte di un terzo per i pazienti con ventilatore e di un quinto per quelli con ossigeno. E ulteriori dati suggeriscono che anche un altro steroide, l’idrocortisone, è altrettanto efficace. Entrambi calmano l’infiammazione (parte della risposta immunitaria) nel corpo, che può diventare dannosa nei casi più gravi. Ma anche qui non ci si può abbandonare a nessun urrà perché nessuno dei due steroidi, ossia sia il desametasone sia l’idrocortisone pare abbiano efficacia su persone con sintomi più lievi.

Un altro farmaco considerato utile per combattere il Coronavirus è il Remdesivir un antivirale originariamente sviluppato per il trattamento dell’Ebola. Studi clinici su oltre 1.000 persone hanno scoperto che ha ridotto la durata dei sintomi da 15 giorni a 11. La società britannica Synairgen sta somministrando il farmaco direttamente nei polmoni dei pazienti con Covid-19 utilizzando un nebulizzatore. Al momento però i risultati iniziali suggeriscono che il trattamento ha ridotto le probabilità che un paziente in ospedale sviluppi una malattia grave, ma non assicura che possa salvare vite. Sono necessari studi clinici più ampi.

Covid-19: Speranza, “Grazie alla ricerca usciremo da Pandemia”

La collaborazione internazionale permetterà di correre più rapidamente la strada per trovare cure e vaccini

“Il 2 febbraio scorso le ricercatrici del laboratorio di virologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani hanno isolato il virus, tra i primi al mondo, sui campioni di uno dei primi due pazienti ricoverati in Italia”, ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza.

“In quella occasione ci siamo impegnati affinché il virus fosse messo a disposizione della comunità scientifica internazionale. Il virus isolato, denominato 2019-nCoV/Italy-INMI1, infatti, fu subito depositato e reso disponibile nel database GenBank. Da allora, il “nostro” virus e le nostre linee cellulari sono stati messi a disposizione di numerose istituzioni di ricerca di quindici nazioni diverse. Mai come durante questa epidemia”, ha proseguito Speranza, “è apparsa evidente l’utilità di database e biobanche internazionali facilmente accessibili da tutti i ricercatori del settore pubblico e privato per condividere ceppi virali e sequenze virali ed altri materiali biologici utili ai fini della lotta contro questa epidemia. È la ricerca scientifica”, ha aggiunto commentando la proposta del Direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom di creare un deposito per i campioni clinici e materiali patogeni ospitato dall’Oms, “che ci porterà definitivamente fuori dalla pandemia. La collaborazione internazionale sta permettendo agli scienziati di percorrere più velocemente la strada per trovare cure e vaccini, sicuri ed efficaci. Per questo sosteniamo l’iniziativa dell’OMS volta a condividere campioni clinici e materiali patogeni. Tutti i Paesi devono farlo. Le ricercatrici e i ricercatori italiani sono un’eccellenza mondiale. È giusto condividere i nostri studi con la comunità internazionale”.

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