E SE GLI AGRITURISMI FOSSERO IL NUOVO BUSINESS?

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Primato della crescita agli agriturismi del Nord-ovest

Che gli agriturismi rappresentino una specificità del tessuto produttivo italiano e caratterizzino l’economia agricola del nostro Paese contribuendo in maniera rilevante allo sviluppo non solo del settore agricolo, ma più in generale del “mondo rurale” lo dicono i numeri, anche gli ultimi pubblicati da Istat. Infatti, tra il 2007 e il 2019, il numero di strutture agrituristiche è cresciuto del 38,7%, con un saldo attivo di 6.856 aziende agrituristiche. Ad aggiudicarsi il primato della crescita il Nord-ovest (+58%) e, a seguire, il Centro (+44,5%), le Isole (+43,6%), il Sud (+31,7%) e il Nord-est (+25,8%)

La percentuale di comuni italiani con almeno un agriturismo è passata dal 58% nel 2011 al 62,6%

Nel Centro, l’84,8% dei comuni ospita almeno un agriturismo; seguono i comuni del Nord-est (77,9%), delle Isole (63,1%), del Sud (55,6%) e, per finire, quelli del Nord-ovest (52,4%). Rispetto al 2011, la crescita maggiore si è concretizzata nel Nord-est (+10,5%), seguito dalle Isole (7,8%), dal Centro (7,3%) e dal Sud (7,35). Il Nord-ovest è la sola area con una leggera flessione (-0,9%).

Le regioni a maggior diffusione di comuni con almeno un agriturismo (CAT) sono la Toscana (97,8%), l’Umbria (96,7%), le Marche (87,7%), il Trentino-Alto Adige (83,2%) e l’Emilia-Romagna (82,3%).

Rispetto al 2011 è diminuita la percentuale di CAT con un solo agriturismo (dal 37,2% al 35,9%) e di quelli che ne contano tra 6 e 10 (da 12,3% a 10,1%). E sono aumentati quelli con 2-5 agriturismi (dal 41,7% al 44,5%) e, in modo più contenuto, quelli con 11-50 agriturismi. Infine, sono sostanzialmente stabili (intorno all’1%) i CAT con oltre 50 agriturismi.

I comuni con almeno 100 agriturismi sono 9 (Grosseto, Cortona, Castelrotto, Manciano, Appiano sulla strada del vino, San Gimignano, Montepulciano, Montalcino, Caldaro sulla strada del vino) e si trovano in Toscana e nel Trentino-Alto Adige. Nelle restanti aree, i comuni con il più alto numero di agriturismi sono Noto (71), Otranto (65) e Monzambano (28).

Aziende agrituristiche elemento chiave di tutto il comparto agricolo

Nel 2019 la produzione economica delle aziende agrituristiche incide per il 2,6% sul totale dell’intero comparto agricolo. Questo dato va letto tenendo presente anche la bassa incidenza del numero di agriturismi sul totale delle aziende agricole (circa 1,5 milioni nel 2017, ultimo dato disponibile).

Il valore corrente della produzione agrituristica nel 2019 è stata di poco superiore a 1,5 miliardi di euro (+3,3% rispetto al 2018 e + 37% rispetto al 2007). Oltre il 77% del valore economico è stato generato dagli agriturismi delle regioni del Centro e del Nord-est. Il valore medio della produzione per azienda è stato di poco superiore ai 61mila euro e varia tra gli 83mila euro delle aziende del Nord-est e i 21mila di quelle delle Isole.

Oltre 1,8 milioni gli agrituristi stranieri

Gli arrivi di agrituristi nel 2019 hanno superato quota 3,7 milioni (+0,4 milioni rispetto allo scorso anno), di questi 1,9 milioni erano di nazionalità italiana. Il 72% degli agrituristi ha scelto le strutture del Centro e del Nord-est e, in particolare, della Toscana (23%) e della provincia autonoma di Bolzano (16%).

Il rapporto tra agrituristi italiani e stranieri è di 11 a 10, questa leggera differenza si amplia notevolmente nel caso del Molise (7 a 1), dell’Abruzzo (6 a 1) e della Basilicata (5 a 1). Al contrario, gli stranieri prevalgono nella provincia autonoma di Bolzano (1 a 3) e, in misura minore, in Toscana (10 a 13).

Le presenze con soggiorno negli agriturismi sono poco più di 14 milioni (+4,5% rispetto al 2011 e +70% rispetto al 2007): di questi 8,2 milioni (58%) provengono dall’estero

La permanenza media (numero medio notti trascorse) è pari a 4,6 per gli stranieri e 3 per gli italiani.

Per tutte le regioni il numero medio di pernottamenti è maggiore per gli agrituristi stranieri e il divario, rispetto agli italiani, è più accentuato per l’Umbria, le Marche e la Calabria.

Nel 2019 le aziende agrituristiche autorizzate sono 24.576 (+4,1% rispetto al 2018); la crescita maggiore è nel Centro (+8,7%)

Il 62,6% dei comuni italiani ospita almeno un agriturismo, quota che supera il 97% in Toscana

Aumentano anche gli agrituristi di nazionalità italiana (+9,6%) e si consolidano le presenze estere (8,2 milioni)

Tra gli agriturismi quelli multifunzionali, che offrono cioè almeno tre tipologie di attività, sono il 30,1%

Parola d’ordine diversificazione

L’età media degli agriturismi è di poco inferiore a 13 anni e oscilla tra gli 11 delle Isole e i 14 anni del Nord-est.

La probabilità di sopravvivenza a un 1 anno dall’inizio dell’attività agrituristica si aggira intorno al 95%, a 5 anni all’80%, a 10 anni è del 51% e, infine, a 20 anni è di poco superiore al 18%. Gli agriturismi del Nord-est hanno le probabilità di sopravvivenza più elevate, seguiti da quelli del Nord-ovest e del Centro.

Per gli agriturismi che offrono solo alloggio la probabilità di superare i 5 anni è pari all’85%, mentre è del 72% per gli agriturismi con sola ristorazione. Gli agriturismi che all’alloggio e alla ristorazione abbinano altre attività hanno una probabilità più elevata di superare i 20 anni (17%).

La probabilità di sopravvivenza fino a due anni è pressoché uguale per gli agriturismi a vocazione internazionale (la presenza degli stranieri supera del 10% quella degli italiani) e a vocazione nazionale. A tre anni è maggiore per gli agriturismi nei quali prevale la presenza italiana. Infine, a partire da 5 anni le probabilità sono più elevate per gli agriturismi a vocazione internazionale.

Toscana, Basilicata, Puglia, Campania e Liguria le regioni trainanti

A conferma del trend in crescita degli ultimi anni, il 2019 registra, rispetto al 2018, un aumento del 4,1% nel numero di aziende agrituristiche (+961 unità). A livello territoriale tale crescita riguarda in particolare il Centro (+8,7%), le Isole (+6,4%) e il Sud (+3,0%). Rimane sostanzialmente invariato il numero di agriturismi nel Nord-est (+0,1%), con un lieve aumento solo nel Nord-ovest (+1,1%).

Nel Centro la crescita più consistente è quella della Toscana (+16,2%). Nel Sud, come per il 2018, la regione trainante è la Basilicata (+8,6%), seguita dalla Puglia (+6,5%) e dalla Campania (+5,5%). Tra le regioni del Nord, si registra la crescita della Liguria (+3,2%).

Come nel 2018, le regioni con la maggiore densità di agriturismi (più di 25 per 100 kmq) sono la Toscana, l’Umbria e il Trentino-Alto Adige. Altre zone ad alta intensità si localizzano nella parte meridionale del Piemonte, nel versante est del Friuli-Venezia Giulia, nell’area più occidentale del Veneto e della Liguria e nel settore meridionale della Puglia. La massima densità si raggiunge nella provincia autonoma di Bolzano che conta più di 100 agriturismi per 100 kmq.

I comuni con almeno una struttura agrituristica sono 4.957, circa nel 56% dei casi la densità è di 9 agriturismi per 100 km2. Rispetto al 2018 si registra un lieve aumento del numero di comuni che ricadono nelle classi di densità con meno di 5 aziende e tra 25 e 74 aziende. In questi comuni si localizzano complessivamente 11.224 agriturismi che rappresentano il 46,3% del totale delle aziende.

In relazione alla zona altimetrica, oltre il 53% degli agriturismi si trova in comuni collinari, la restante parte in quelli montuosi (31%) e pianeggianti (16%).

Al Sud donne fondamentali nell’innovazione dell’offerta

Il numero di aziende a conduzione femminile è pari a 8.566 (35%) e rimane sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Tale risultato sembra essere la conseguenza di due diverse tendenze: un aumento della presenza femminile nelle Isole (8,2%) e nel Sud (2.5%) e un parallelo calo nel Centro (1,6%) e nel Nord-est (1,3%).

Il Sud rimane, come lo scorso anno, l’area geografica con la maggiore imprenditorialità femminile: il 46,8% degli agriturismi è condotto da una donna, contro il 37,9% del Centro e il 28,5% del Nord. In particolare, la Basilicata si conferma al primo posto (49,8%), seguono la Liguria (48,6%), la Campania (48,4%), l’Abruzzo (47,9%) e la Valle d’Aosta (47,5%).

Una delle caratteristiche innovative degli agriturismi è sicuramente l’aumento di quelli con fattorie didattiche, che nel 2019 salgono a 1.715 (1.516 nel 2018) e rappresentano il 7% del totale complessivo (6,4% l’anno precedente). Di questi agriturismi il 40,2% è gestito da donne.

Rilevante è il contributo delle donne nella crescita di lungo periodo: rispetto al 2011, gli agriturismi con fattorie didattiche aumentano del 53% quelli gestiti da donne aumentano del 56%.

Il segreto del successo: essere multitasking

Considerando che un agriturismo può svolgere una o più attività, rispetto al 2018 si registra un consistente aumento degli agriturismi con attività di alloggio (+36,1%) e di quelli con attività di ristorazione (+43,4%). Ancor più significativa è la crescita delle aziende con attività di degustazione (+84,8%).

In espansione anche le aziende autorizzate all’esercizio di un’ampia gamma di altre attività comprendenti equitazione, escursionismo, osservazioni naturalistiche, trekking, mountain bike, corsi, sport e varie (29,4%).

Gli agriturismi con una sola attività (monofunzionali) sono il 40,2%, quelli con due attività (bifunzionali) il 29,5% e quelli con almeno tre attività (multifunzionali) sono il 30,3%.

La provincia autonoma di Bolzano si colloca alla prima posizione per quanto riguarda l’offerta di attività escursionistica. Gli agriturismi dell’Umbria figurano al primo posto per le attività di trekking, mountain bike e gli sport in generale.

La Sicilia conferma il proprio primato nel settore degli agriturismi con maneggio. Il Piemonte è la regione con il maggior numero di fattorie didattiche.

Infine, a livello provinciale, sembra opportuno sottolineare che nelle provincie di Catania, Siracusa e Napoli si concentrano, rispettivamente, la gran parte degli agriturismi con attività sportive (97%), equitazione (74%) e osservazioni naturalistiche (74%).

Crescono gli agriturismi con degustazione

Nel 2019 gli agriturismi autorizzati alla degustazione sono 5.959 (+14,6% rispetto al 2018) pari al 24,2% del totale degli agriturismi presenti sul territorio nazionale. Il 39,5% di queste aziende si localizza nel Centro e il 26,9% nel Mezzogiorno: si tratta delle due aree più dinamiche del Paese (nell’ultimo biennio la crescita in queste zone è stata infatti, rispettivamente, del 34,3% e del 7,4%). Nel Nord la quota è del 33,7%.

Nel 2019 la Toscana, con 1.433 agriturismi con degustazione (+73,1% rispetto al 2018), detiene il 61% delle analoghe aziende del Centro; nel Mezzogiorno le regioni più dinamiche sono la Sardegna (+57,8%) e la Sicilia (+11,3%).

Le aziende agrituristiche autorizzate alla ristorazione segnano, rispetto al 2018, una crescita del 4,8%, attestandosi, nel 2019, a 12.209 aziende pari al 49,7% del totale nazionale.

Gli agriturismi con ristorazione sono presenti soprattutto nel Nord (42,4%) e, in particolare, nel Nord-est (23,1%). Nel Centro e nel Mezzogiorno queste quote sono, rispettivamente, del 28,3% e del 29,3%.

Come per quelli con degustazione, anche gli agriturismi con ristorazione sono più diffusi in Toscana (1.860 con un +26,4% rispetto al 2018) e in Lombardia (1.135). Nel Sud sono prevalenti in Puglia (676) e, nelle Isole, in Sardegna (633).

Il 73,4% di queste aziende associa la ristorazione con l’alloggio, il 56,5% ingloba all’offerta di ristorazione la possibilità di svolgere altre attività (come la equitazione, escursionismo, sport, corsi, ecc.), mentre solo il 12,7% non diversifica la propria offerta.

Il Friuli-Venezia Giulia e la provincia autonoma di Bolzano si confermano, come per il 2018, i territori nei quali prevalgono le aziende che propongono la sola ristorazione. Diversamente, oltre il 90% delle aziende della Toscana, della Calabria e della Sicilia abbinano la ristorazione con l’alloggio; in Umbria questa strategia è attuata dalla totalità delle proprie aziende. In quest’ultima regione, inoltre, le aziende in cui è possibile coniugare la ristorazione con altre attività supera il 91%, mentre in Sicilia sfiora quota 94%.

Nelle Isole e al Centro la più alta crescita di agriturismi con alloggio

Le aziende con servizio di alloggio continuano a rappresentare, come per il 2018, circa l’82% del totale delle aziende agrituristiche nazionali, con una crescita nell’ultimo biennio del 4,2% che sale al 7,7% nel Centro e all’ 8,7% nelle Isole.

Nel 2019, tra gli agriturismi con alloggio la quota prevalente si localizza nel Centro (41,5%) e in particolare in Toscana (25,1%), seguono il Nord-est (25,8%) e il Mezzogiorno (20,3%).

Per quanto riguarda il tipo di servizi offerti dagli agriturismi con alloggio, il 50,1% consente solo il pernottamento. Questa tipologia caratterizza soprattutto le aziende del Centro (65%; in Toscana la quota è del 75,5%) e nel Nord-est (58,4%, con il 91% dell’Emilia-Romagna).

Le aziende che all’alloggio associano la prima colazione sono più diffuse tra gli agriturismi del Nord-ovest (63,8% e in particolare del Piemonte 94,7%).

Rispondendo a una domanda di servizi che si lega anche al territorio, i pacchetti proposti dalle aziende con alloggio si diversificano nel panorama nazionale.

In particolare, nel Nord-est prevalgono, rispetto al totale nazionale, le aziende che offrono il solo alloggio (48,4%, rispetto al 30,3% dell’Italia); nel Mezzogiorno, e soprattutto nel Sud, le aziende che all’alloggio abbinano la ristorazione (con quote pari, rispettivamente, al 74% e al 77%) così come quelle che alla fruizione del servizio di alloggio associano la possibilità di svolgere altre attività (62,5% e 63,4%).

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